sabato 25 luglio 2026

Vico Equense: si torna a parlare del muro tra Pezzolo e l’ex Cattedrale

Vico Equense - Il caso del muro sulla scogliera tra l'arenile del Pezzolo e la spiaggia sottostante l’ex Cattedrale torna al centro del dibattito pubblico. Una nota ufficiale dell'Ufficio Demanio Marittimo ricostruisce la storia in risposta a un'istanza di accesso generalizzato presentata dall'avvocato Antonio Parlato. Il chiarimento burocratico, tuttavia, non basta a placare i malumori dei cittadini che ricordano quel tratto di costa libero e accessibile. Tra i residenti e i frequentatori storici della marina il sentimento prevalente è un misto di nostalgia e indignazione. «Quando eravamo ragazzi, pur con qualche difficoltà, potevamo raggiungere lo Sporting direttamente dalla spiaggia del Pezzolo», ricordano con amarezza alcuni cittadini. Oggi quel passaggio è un miraggio: l'area è impervia e il transito è sbarrato da un muro di cemento fortemente eroso dalle mareggiate, che rende l'accesso impossibile o estremamente pericoloso. La critica all'operato delle amministrazioni degli ultimi quarant'anni è netta. Secondo i bagnanti, invece di erigere barriere, sarebbe stato più sensato investire in infrastrutture sicure. La ferita più profonda resta però quella ambientale. Una simile colata di cemento offende la Penisola Sorrentina, deturpando la bellezza selvaggia di un angolo di costa stupendo. La domanda sorge spontanea: a chi giova mantenere in piedi questo "muro di Berlino" locale invece di valorizzare l'area? L'alternativa possibile viene indicata guardando ad altre regioni: «Anziché fare muri, si sarebbe potuta costruire una scala sicura e in armonia con il paesaggio. In Sardegna ce ne sono tante». Di parere opposto sono gli uffici municipali, che difendono l'utilità dello sbarramento per motivi di protezione civile.

 

La fascia costiera è infatti protetta da storici provvedimenti restrittivi legati alla fragilità della roccia. Già il 12 maggio 1986, la Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia emanò l’Ordinanza n. 24, vietando il transito e la sosta nella zona demaniale compresa tra il limite sotto il Castello Giusso e i successivi 200 metri oltre la concessione "Sporting" (limite poi esteso a 240 metri nel marzo del 1990 con l'Ordinanza n. 11). In base alla ricostruzione tecnica, la muratura in blocchi e malta fu eretta direttamente dal Comune alla fine degli anni '80 con operai dipendenti. L'intervento serviva proprio a impedire l'accesso indiscriminato dei bagnanti, evitando di esporli al rischio di crolli dal costone sovrastante. Nel corso degli anni, la struttura ha subito ripetuti danneggiamenti da parte di ignoti. Il Comune è intervenuto più volte per ripararla, rinforzando lo sbarramento con tondini metallici e calcestruzzo. Nonostante l'azione corrosiva del mare, per l'Ente l'opera garantisce ancora la sua funzione di blocco. La nota – firmata dal Responsabile del Procedimento, l'ingegner Salvatore D’Iorio, e dal Responsabile del Servizio, l'architetto Catello Arpino – conclude spiegando che l'area deve restare chiusa perché il costone tra il Pezzolo e l’Hotel Sporting non è mai stato oggetto di interventi di consolidamento da parte del Genio Civile di Napoli o della Regione. La roccia presenta quindi ancora evidenti pericoli di dissesto, motivo per cui viene regolarmente installata la segnaletica di pericolo per caduta massi. Il dibattito resta aperto: da un lato la burocrazia della sicurezza e l'incolumità pubblica, dall'altro il diritto dei cittadini a godere, nel rispetto del decoro, delle bellezze naturali del proprio territorio.

Nessun commento: