Vico Equense - C’è qualcosa di profondamente singolare in questa estate vicana. Da mesi, tra i tavolini dei caffè di Piazza Umberto I e i corridoi della politica locale, rimbalza una voce insistente: la nascita di almeno un paio di nuovi comitati civici pronti a dare battaglia sulla gestione del demanio marittimo. Eppure, se si scende a Marina di Vico o a Seiano, di questi comitati non vi è traccia. Nessun gazebo, nessun volantinaggio, nessuna assemblea pubblica. Manca qualsiasi protesta visibile per denunciare i cancelli sbarrati o le tariffe d'accesso. Davanti a questo vuoto totale, sorge un dubbio legittimo: e se questi comitati, semplicemente, non esistessero affatto? Se fossero solo un fantasma politico evocato nei discorsi da bar? Se invece si trattasse di sigle reali, la totale invisibilità racconterebbe le dinamiche di una comunità di ventimila abitanti. A Vico Equense l'economia balneare rappresenta un motore finanziario gigantesco. Il settore è strettamente intrecciato al tessuto sociale, alle famiglie storiche e all'indotto turistico. Esporsi pubblicamente contro un sistema consolidato di spiagge private e storiche proroghe significa innescare tensioni sociali immediate con vicini di casa, commercianti e imprenditori locali. Per questo, la "non-presenza" fisica potrebbe essere letta come una precisa strategia per evitare lo scontro frontale in attesa del 2027, anno delle gare per la direttiva Bolkestein. Tuttavia, tra la strategia del silenzio e l'inesistenza reale il passo è breve. Un comitato che non si palesa fa solo il gioco di chi vuole che tutto resti com'è. Se i cittadini non vedono un punto di riferimento fisico a cui aggregarsi per chiedere più spiagge libere e varchi aperti, la difesa del demanio perde ogni forza.
Diventa un argomento per soli addetti ai lavori o, peggio, un'invenzione estiva per alimentare le schermaglie politiche pre-elettorali. Se questi comitati esistono davvero, prima che finisca l'estate hanno il dovere di uscire dalle stanze private, dai gruppi social e dal mito urbano. Devono mostrarsi ai vicani, metterci la faccia e spiegare quali spiagge intendono restituire alla collettività. Altrimenti, bisognerà prenderne atto: la difesa delle spiagge a Vico Equense è solo un bluff, e il mare continuerà a essere gestito nel silenzio generale. Un metro di spiaggia alla volta.

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