“Un killeraggio politico aiutato dai voltagabbana”
Allarga le braccia. «A questa città ho dato tutto. E sono anche un po’ stanca». L’ultimo giorno da sindaco di Rosa Russo Iervolino resterà inciso da queste parole, spese al riparo da telecamere, in mezzo al suo mondo, l’agenda, i faldoni di carte e la sua storica scrivania nel cuore di Palazzo San Giacomo. È una disfatta, causata dalle dimissioni di 31 consiglieri, tra i quali spiccano i voltagabbana della ex maggioranza. Un rovesciamento favorito dal vuoto (assai conflittuale) del Pd napoletano. Dieci anni e poi la “cacciata” della destra che inneggia sotto l’uscio del Comune. Così il sindaco più longevo della capitale del Mezzogiorno è anche quello che deve abbandonare la nave nel modo più traumatico e meno glorioso. «E cosa vogliamo fare, abbatterci? No, non ci vedranno depressi — dice con un sorriso tirato ai suoi fedelissimi — . Ognuno deve dialogare con la sua coscienza, e io con la mia sono a posto. Quelli là, non lo so. Fino all’ultimo minuto ho cercato di servire Napoli e questo Palazzo con il più alto senso delle istituzioni. E pure tra limiti e difficoltà penso di aver speso, con la mia giunta, il massimo dell’impegno. Anzi, vista com’è finita, vorrà dire che partiremo prima con la campagna elettorale. Per riprenderci il Comune». La Iervolino, Rosetta per gli amici delle istituzioni, stringe mani e riceve abbracci in una sala giunta che dalle cinque del pomeriggio si riempie di volti di assessori e consiglieri, dirigenti di partito e direttori tecnici di area. Per una volta, mormora qualcuno dei collaboratori, il Pd sembra unito, dopo il conflitto del post-bassolinismo e i recenti veleni delle primarie. A Palazzo San Giacomo chiama il leader Pierluigi Bersani, definisce quelle 31 dimissioni «una vicenda vergognosa, un indegno spettacolo». «SI, certo — commenterà sarcastico un altro assessore, senza riferirsi a Bersani— ma ci voleva il killeraggio politico della destra, andato a segno grazie ai traditori della sinistra, per riscoprirci nello stesso partito. Però, negli ultimi anni sul Comune c’era il fuoco amico di Roma». Ieri il sindaco aveva staccato la spina, a casa per una pausa. Due ore più tardi, quando sta per rientrare, il rischio è diventato certezza. «Ci sciolgono, ci sono le firme». La Iervolino resta fedele al suo stile, compostezza e misura. Fino a tarda sera rimane nel Palazzo. Solo in mattinata, in presenza di una mozione di sfiducia, aveva respinto ogni ipotesi di dimettersi. «Non sono una vigliacca. Mi sarebbe comodo andare via anche perché sono stufa di uno stile che non onora la città — sottolinea — come sentirmi dire da pseudo-onorevoli come Laboccetta che io sono attaccata alla poltrona come Gheddafi, paragonata a un dittatore sanguinario». (Fonte: Conchita Sannino da la Repubblica)
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