domenica 11 gennaio 2026

Vico Equense e l’eredità del 1996: quando Fermariello scardinò cinquant'anni di potere

Vico Equense - Esistono figure politiche che non si misurano con la durata dei loro mandati, ma con la profondità del solco che lasciano nella memoria collettiva. Carlo Fermariello è una di queste. A pochi giorni dal ventinovesimo anniversario della sua scomparsa (avvenuta il 15 gennaio 1997), la sua eredità a Vico Equense non è un semplice cimelio per nostalgici, ma una bussola ancora puntata sul futuro della Penisola Sorrentina. Per capire l'attualità di Fermariello, bisogna ricordare lo scenario del 1996. Vico Equense usciva da cinquant’anni di "strapotere democristiano". Carlo, che aveva già alle spalle una carriera di prestigio come consigliere di opposizione a Napoli e senatore, decise di "buttarsi come un giovane" in una sfida locale. Non fu un ripiego, ma un atto di amore civile. La sua vittoria segnò la fine di un'era e l'inizio di una speranza: l'idea che il cambiamento fosse possibile anche nei contesti più cristallizzati. Il messaggio di Fermariello è ancora attuale perché poggia su temi che oggi, nel 2026, sono diventati emergenze globali. Molto prima che si parlasse di "consumo di suolo zero", Fermariello portava in dote la lezione di Le mani sulla città. Per lui, difendere il territorio dalla speculazione non era solo ecologia, era dignità. In una Costiera oggi assediata dall'overtourism, la sua visione del paesaggio come bene inalienabile resta l'unica difesa contro il degrado. Nel suo testamento politico raccomandava alla sua giunta "massima apertura".

 

Non era un invito al compromesso al ribasso, ma la consapevolezza che per governare bene servisse il coinvolgimento delle migliori energie della città, superando i recinti dei partiti. La sua più grande vittoria è stata la formazione di una nuova classe dirigente. Quei giovani che lui incoraggiò oggi sono uomini e donne che portano nelle professioni e nelle istituzioni quel rigore morale che Carlo pretendeva innanzitutto da se stesso. Non ha mai ceduto al cinismo, preferendo sempre il sorriso della sfida all'urlo dell'insulto. Ricordare Carlo Fermariello oggi non significa solo onorare un ex sindaco, ma riaffermare un modo di stare al mondo: con la schiena dritta, lo sguardo rivolto ai giovani e quella "vitalità irrefrenabile" che, anche oltre la soglia del tempo, continua a farci sentire che la politica può ancora essere una cosa bella.

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