venerdì 23 gennaio 2026

Ospedali al bivio: tra la retorica del confronto e il deserto dell’assistenza

Vico Equense - Le parole pesano, ma i fatti di più. L’ultimo incontro presso la redazione di Metropolis, che ha visto protagonisti i sindaci di Vico Equense e Boscotrecase, è l’ennesimo capitolo di una narrazione politica che oscilla tra il "mea culpa" e la dichiarazione d'intenti. Ma dietro i termini eleganti come "confronto franco" e "responsabilità collettiva", i cittadini vedono una realtà ben diversa: un sistema sanitario che, nel 2026, continua a scricchiolare sotto il peso di una disorganizzazione strutturale. Parlare di "obiettivi chiari e concreti" è un esercizio retorico lodevole, ma stride con la quotidianità dei residenti della Penisola Sorrentina e dell’area vesuviana. Mentre i sindaci discutono di "bilanci senza sconti", le liste d’attesa per un esame diagnostico si misurano in mesi e i Pronto Soccorso – ridotti all'osso – somigliano sempre più a trincee abbandonate dai vertici regionali. Il richiamo alla "crisi che investe l’intera Campania" rischia di diventare l'alibi perfetto: se il problema è di tutti, sembra suggerire la politica, allora la colpa non è di nessuno. Ma la sanità è fatta di prossimità, e la distanza tra le promesse istituzionali e l’effettiva disponibilità di un’ambulanza medicalizzata o di un posto letto a Vico Equense rimane un divario inaccettabile. Il tentativo di creare un fronte comune tra i sindaci Carotenuto e Aiello è un segnale di debolezza del potere locale nei confronti di Palazzo Santa Lucia. I sindaci, teoricamente massime autorità sanitarie locali, si ritrovano a dover "condividere dubbi" in una redazione giornalistica perché i tavoli tecnici con l’ASL Napoli 3 Sud e la Regione spesso non producono soluzioni immediate, ma solo rinvii.

La "dignità" che si vorrebbe restituire al servizio è stata smarrita da tempo tra i tagli lineari del passato e una programmazione attuale che fatica a trovare medici disposti a lavorare in strutture periferiche o d'emergenza. Se, come dichiarato, il confronto è l'unica strada, allora questo confronto deve produrre atti amministrativi di rottura, non solo post sui social o interviste. La "responsabilità collettiva" non può essere un modo per spalmare le colpe, ma deve tradursi in una pretesa perentoria: potenziamento reale e non solo nominale dei presidi ospedalieri di zona. Sblocchi assunzionali con incentivi per il personale destinato alle aree critiche. Integrazione vera tra medicina territoriale e ospedali, per evitare che ogni febbre alta ingolfi i pochi centri d’emergenza rimasti. Senza questi passaggi, il dibattito sulla sanità resterà confinato nelle stanze della politica, mentre fuori, nelle sale d'attesa e sulle barelle dei corridoi, la "fase critica" si trasforma, giorno dopo giorno, in una lenta e inesorabile agonia del diritto alla salute.

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