lunedì 26 gennaio 2026

Giornata della Memoria. Vico Equense riabbraccia la storia di Antonino Miniero

Dalla prigionia nei campi di Erfurt al ritorno a Massaquano: la storia di un marinaio che sopravvisse all'orrore nazista senza mai cedere all'odio. Ricevuta la medaglia d'onore della Presidenza della Repubblica 

Vico Equense - Ci sono storie che restano chiuse nel silenzio per decenni, non per dimenticanza, ma per quel pudore dignitoso tipico di chi ha visto l'abisso e ha scelto, una volta tornato alla luce, di non sporcarla con l’odio. È la storia di Antonino Miniero, cittadino di Massaquano, la cui memoria è stata ufficialmente riscattata mercoledì scorso presso la Prefettura di Napoli con la consegna della medaglia d’onore conferita dal Presidente della Repubblica. Originario di Sant’Agnello ma vicano d’adozione, Antonino era un giovane marinaio allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. La sua vita mutò per sempre l’8 settembre 1943. Sorpreso dall'armistizio a Pola, in Istria, venne catturato dai tedeschi e deportato in Germania, internato in un campo di lavoro vicino a Erfurt. Per due anni, dal 12 settembre 1943 al 16 settembre 1945, Miniero conobbe la spersonalizzazione del regime concentrazionario: le docce gelate all'alba tra la neve, la fame che spinge a cercare patate tra il fango e la minaccia costante dei forni crematori, evitati solo grazie al silenzio complice di un commilitone durante un attacco di tifo. La liberazione da parte dei russi non segnò la fine immediata del calvario, ma l’inizio di un’odissea a piedi e su mezzi di fortuna attraverso l’Europa devastata. Quando Antonino riuscì finalmente a rientrare a casa, era l'ombra di se stesso: un uomo di quasi due metri ridotto a pesare appena 50 chili, tanto da non essere inizialmente riconosciuto dalla madre. "Di quegli anni non parlava quasi mai", ricordano le figlie Luisa e Maria. Un silenzio protettivo, interrotto solo da rari frammenti di verità, come il cambio di canale immediato se in TV passavano immagini dei campi di sterminio.

 

Ma il riscatto di Antonino Miniero non è passato solo attraverso la sopravvivenza, bensì attraverso la vita che ha saputo costruire dopo. Tornato a Massaquano, si è dedicato all'agricoltura diventando un pioniere per la comunità locale. Fu tra i primi a introdurre la modernizzazione agricola negli anni '60, portando in zona la prima motozappa e i sistemi meccanizzati per l’estrazione dell’acqua, che attiravano i vicini incuriositi come davanti a uno spettacolo. Uomo di condivisione e progresso, fu tra i primi ad acquistare una radio, trasformando la sua casa in un piccolo centro sociale dove tutto il vicinato si riuniva per seguire le tappe del Giro d'Italia. La medaglia consegnata dal Prefetto di Napoli non è solo un pezzo di metallo, ma, come sottolineato dalla figlia Luisa, è la prova che lo Stato ha finalmente riconosciuto quel sacrificio che per decenni è stato un valore custodito solo privatamente dalla famiglia. Antonino Miniero ha lasciato in eredità ai suoi sei figli, e oggi a tutta la comunità di Vico Equense, un insegnamento raro: si può attraversare l'orrore più buio del Novecento e uscirne con un’etica intatta, fatta di lavoro, rispetto e, soprattutto, totale assenza di recriminazione. Una lezione di dignità che, da oggi, non rischia più l'oblio.

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