lunedì 19 gennaio 2026

Il gusto del tempo: se Peppe Guida cerca l’anima della cucina tra i banchi di Agnano

Napoli - C’è un filo sottile che lega un piatto di spaghettini all’acqua di limone e una lampada di modernariato degli anni ’50. È il filo della scelta, della ricerca paziente, dell'occhio che sa vedere il bello dove altri vedono solo polvere. All'Ippodromo di Agnano, tra i viali che ogni domenica mattina si trasformano nel "Marché aux Puces" napoletano, non è raro incontrare una figura familiare: Peppe Guida. Lo chef stellato dell'Antica Osteria Nonna Rosa a Vico Equense, ambasciatore della cucina di recupero e maestro indiscusso del sapore mediterraneo, è un habitué di questo rito domenicale. Per lui, la sveglia all’alba non serve a scegliere il pesce migliore al mercato, ma a scovare l’oggetto che profuma di storia. Per Peppe Guida, il vintage non è un vezzo estetico, ma un’estensione della sua filosofia culinaria. Come i suoi piatti nascono dal rispetto per la materia prima e dalla memoria delle tradizioni contadine, così la sua passione per il collezionismo si concentra su oggetti che abbiano un’anima. Chi frequenta i suoi locali lo sa: la mise en place non è mai banale. Spesso, dietro un piatto di ceramica decorata a mano o una vecchia zuppiera di rame, c’è proprio un "colpo di fulmine" avvenuto tra i banchi di Agnano. Lo chef cerca il pezzo unico — quella forchetta d'argento brunito o quel piatto spaiato della tradizione campana — capace di dare un contesto narrativo a una ricetta. Tra i viali dell’Ippodromo, Guida si muove con la stessa sicurezza con cui si muove tra i fornelli. Osserva, tocca, mercanteggia. Non è solo una questione di arredamento. È la ricerca di una bellezza imperfetta che contrasta con l'omologazione moderna.

 

In un'epoca di acquisti digitali e minimalismo freddo, la presenza di un grande cuoco tra i rigattieri di Agnano ci ricorda che la creatività ha bisogno di radici, di tatto e, soprattutto, di tempo. Domenica dopo domenica, mentre il sole sorge sopra la conca di Agnano, il rito si ripete. Collezionisti e designer si mescolano a flâneur d’eccezione come Peppe Guida, dimostrando che il mercato vintage non è solo un luogo di scambio, ma un presidio di cultura. Perché in fondo, che si tratti di un mobile razionalista o di una ricetta dimenticata, il segreto è lo stesso: saper riconoscere il valore di ciò che il tempo non è riuscito a scalfire.

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