Vico Equense - Ci sono strade che cambiano senza fare rumore. Non crollano, non fanno notizia. Semplicemente si spengono. Inizia così il post di Aicast Vico Equense, un grido d'allarme che trasforma la chiusura di un negozio da semplice dato economico a perdita d'identità collettiva. "Un negozio che chiude non è solo una serranda abbassata," si legge nella nota, "è una luce in meno la sera, una voce in meno al mattino, un’abitudine che sparisce." Mentre i giganti del web ottimizzano algoritmi e spedizioni, i dati dell'Osservatorio Reciprocità e commercio locale (promosso da Nomisma e Percorsi di Secondo Welfare) confermano nel 2026 quanto la dimensione fisica sia ancora insostituibile. Per quattro italiani su cinque, i negozi sotto casa sono veri e propri presidi sociali. Non vendono solo prodotti: garantiscono la tenuta dei territori. L'81% dei cittadini percepisce queste attività come strumenti essenziali per rendere vivi i centri urbani. Eppure, il quadro nazionale è drammatico: ad oggi si contano 206 Comuni italiani totalmente privi di esercizi di commercio al dettaglio. La desertificazione commerciale non è solo una questione di "nostalgia", come sottolinea l'Aicast, ma ha ripercussioni concrete sul patrimonio dei cittadini. Secondo i dati di Confcommercio, un immobile situato in un quartiere senza negozi perde mediamente il 16% del suo valore, con punte che arrivano al 39% rispetto a zone servite da una rete commerciale viva. "Una città vive quando ci sono persone, non solo servizi," ricorda l'Aicast.
Ma la sfida oggi è quella dell'innovazione. Gli esperti di Secondo Welfare evidenziano la necessità di un commercio ibrido: il commerciante deve saper integrare il calore del rapporto umano con gli strumenti digitali. La ricetta per salvare centri come Vico Equense risiede nella reciprocità. Non è un tornaconto diretto, ma un patto sociale: scegliere il negozio sotto casa significa investire nella sicurezza della propria via, nel valore della propria abitazione e nel futuro della propria comunità. Perché alcune scelte, anche le più semplici come dove comprare il pane o un giornale, cambiano il volto delle nostre strade più di quanto immaginiamo.

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