Vico Equense - Mentre il calendario del 2026 corre inesorabile verso la scadenza delle concessioni balneari del 2027, a Vico Equense il tempo sembra essersi fermato. O meglio, sembra essere stato nascosto. Il Piano Attuativo del Demanio (PAD), lo strumento che dovrebbe ridisegnare l’accesso al mare, l’equilibrio tra pubblico e privato e lo sviluppo turistico dei prossimi decenni, è oggi un "fantasma" amministrativo che agita i sonni di operatori e cittadini. Il 10 ottobre 2025 non era una data qualunque. Era il termine ultimo fissato per dare una direzione chiara al litorale vicano. Quella data è passata nel silenzio più assoluto degli uffici comunali. Oggi, Vico Equense si ritrova in un pericoloso limbo normativo: un Comune inadempiente che rischia non solo il commissariamento da parte della Regione Campania, ma anche una clamorosa perdita di sovranità sul proprio bene più prezioso: la costa. Ciò che appare più grave, in questa gestione targata amministrazione Aiello, non è solo il ritardo tecnico – pur preoccupante – ma l’assoluta mancanza di trasparenza. Un atto di tale portata strategica, che tocca gli interessi di chi sul mare lavora da generazioni e il diritto di chi il mare vuole semplicemente viverlo, viene trattato come una pratica d'ufficio riservata. Dove sono le assemblee pubbliche? Dove sono i tavoli tecnici con gli operatori? Dove sono i rendering o le bozze di piano da sottoporre al vaglio della cittadinanza? La politica del "fatto compiuto", decisa nelle stanze chiuse del municipio, non è solo anacronistica: è un insulto al concetto di democrazia partecipata. L'opposizione ha gioco facile nel denunciare un'opacità che alimenta sospetti.
Senza un PAD approvato, come si presenterà Vico Equense all'appuntamento con le gare imposte dalla Direttiva Bolkestein? Il rischio è quello di arrivare impreparati, con bandi scritti in fretta e furia sotto la minaccia di un commissario regionale, prestando il fianco a ricorsi infiniti che paralizzerebbero l’economia turistica. Non definire oggi la quota di spiagge libere e i criteri di gestione significa lasciare il futuro della Marina di Vico e della Marina di Aequa nelle mani del caso o, peggio, di decisioni calate dall'alto che potrebbero non tenere conto della peculiarità orografica e sociale del nostro territorio. L’amministrazione non può più nascondersi dietro il tecnicismo della burocrazia. Governare significa scegliere e, soprattutto, spiegare le proprie scelte. Vico Equense non può permettersi di perdere il controllo del suo mare. È necessario che il sindaco e l'assessore competente escano dal silenzio, pubblichino lo stato d'avanzamento del piano e aprano un confronto vero con la città. Il tempo delle strategie da corridoio è scaduto. Il mare di Vico appartiene a tutti, non a chi detiene le chiavi dei cassetti comunali.

Nessun commento:
Posta un commento