Al Sigep di Rimini una tradizione che si rinnova da Antonio a Mario
di Antonino Siniscalchi
Sorrento - C'è una linea sottile e tenace che attraversa il tempo, fatta di passione, sacrificio e talento tramandato. È la storia di una tradizione che si rinnova di padre in figlio, quella che lega Antonio e Mario, uniti dalla stessa arte ma separati da 41 anni di evoluzione, mode e tecniche. Il palcoscenico è lo stesso: il Sigep di Rimini, la vetrina più prestigiosa della pasticceria internazionale. Era il 1985 quando Antonio, allora giovane ma già affermato artigiano del gusto, partecipò al corso concorso del Sigep presentando una torta per la festa della mamma. Un dolce che raccontava semplicità ed eleganza, frutto di una pasticceria genuina, costruita sul rispetto della materia prima e sull’equilibrio dei sapori. In quell’edizione, Antonio portò a Rimini non solo una creazione, ma una visione: il dolce come gesto d’amore e come racconto familiare. Quarantuno anni dopo, su quello stesso palcoscenico, è stato Mario a raccogliere idealmente il testimone. Il giovane pasticcere ha preso parte al Sigep 2026 nella sezione Giovani, all’interno della vetrina dedicata alla pasticceria internazionale. Un’esperienza diversa nei linguaggi e nelle forme, ma identica nello spirito. La sua performance ha parlato il linguaggio contemporaneo fatto di tecnica, estetica e ricerca, senza mai perdere il legame con le radici. Nel confronto tra le due epoche emerge con forza il senso di continuità: cambiano gli strumenti, le tendenze e le platee, ma resta intatto il valore del mestiere tramandato, appreso prima in laboratorio e poi nella vita quotidiana. Mario non ha semplicemente imitato il padre, ma ha reinterpretato quell’eredità, trasformandola in una proposta moderna e personale. Il Sigep, ancora una volta, si conferma luogo simbolico di incontri e passaggi generazionali. La storia di Antonio e Mario dimostra che la pasticceria non è soltanto tecnica, ma memoria e futuro, un racconto che si rinnova nel tempo. E in quel filo che unisce il 1985 a oggi, c’è il senso più autentico di una tradizione che non si esaurisce, ma continua a crescere.

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