giovedì 29 gennaio 2026

Tragedia Funivia del Faito: Gennaro Cinque chiede verità e rapidità. "Il territorio non dimentica, la sicurezza sia priorità assoluta"

Vico Equense - A nove mesi dal drammatico giovedì Santo che ha sconvolto la Penisola Sorrentina e i Monti Lattari, l’incidente probatorio sulla tragedia della funivia del Faito entra finalmente in una fase cruciale. Una accelerazione attesa, necessaria e sollecitata a gran voce anche da chi, come l’ex consigliere regionale Gennaro Cinque, ha sempre considerato quell'impianto non solo un volano turistico, ma un legame vitale tra la costa e la montagna. Il GIP del Tribunale di Torre Annunziata, Luisa Crasta, ha dato mandato al pool di periti di stringere i tempi. Il programma è serrato: il trasferimento della cabina nelle officine militari di Nola, l’analisi della "testa fusa" e del manicotto, e soprattutto l’esame tecnico sul cavo portante per capire se il freno di emergenza sia entrato in funzione, anche solo parzialmente. "La verità non può più attendere", afferma Gennaro Cinque, da sempre in prima linea per la tutela del Monte Faito. "Quattro vite spezzate e un ferito grave sono un peso che la nostra comunità porta sul cuore ogni giorno. Accertare le responsabilità dei 26 indagati, tra cui i vertici Eav e i responsabili delle manutenzioni, è un atto di giustizia dovuto alle famiglie Parlato, Suliman e Winn, ma è anche l’unico modo per garantire che simili tragedie, sulla scia del dolore già vissuto al Mottarone, non si ripetano mai più". L’attenzione si sposta ora sul prossimo 6 marzo, data della nuova udienza in cui verranno presentati i primi esiti tecnici.

 

Per Cinque, che negli anni si è battuto per il rilancio e la messa in sicurezza dell'area, il dissequestro del cavo traente e il trasferimento della cabina allo Spolettificio sono passi tecnici fondamentali che devono però portare a una risposta chiara: perché la cabina è precipitata a soli venti metri dall'arrivo? "Non è solo una questione di perizie e cavi", prosegue. "È una questione di rispetto per un territorio che vive di turismo e che merita infrastrutture sicure e monitorate con rigore millimetrico. La politica e la magistratura devono camminare spedite: lo dobbiamo a chi non c'è più e a chi vuole tornare a guardare il Faito senza paura". Mentre la Procura di Torre Annunziata, guidata da Nunzio Fragliasso, continua il suo lavoro, resta il monito di chi il territorio lo vive e lo rappresenta: tempi certi e sicurezza totale. Il 17 aprile, primo anniversario della tragedia, si avvicina: per quella data, il Faito chiede risposte, non solo fiori.

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