sabato 24 gennaio 2026

Vico Equense. Il valzer delle poltrone non nasconde il vuoto politico

Vico Equense - Mentre la città dovrebbe essere nel pieno della programmazione post-natalizia e della gestione dei nodi strutturali (dal traffico alla gestione del Faito), l'attenzione di Palazzo Storico sembra concentrata esclusivamente su un frenetico rimpasto burocratico. La recente nomina di nuovi responsabili, con incarichi "a termine" fino a luglio 2026, solleva interrogativi che non si possono ignorare. Ruotare le figure apicali come se fossero pedine di una scacchiera impazzita, è il classico sintomo di una politica che ha perso la bussola. Quando i risultati non arrivano - che si tratti di opere pubbliche ferme o di manutenzione urbana carente - la strategia più facile è tagliare la testa al tecnico di turno. Ma il cittadino non è ingenuo: se la macchina non cammina, la colpa non è quasi mai del motore, ma di chi tiene il piede sul freno o non sa dove dirigere il volante. Questa "cura dei sintomi" (il cambio del nome sulla porta dell'ufficio) serve solo a rimandare la diagnosi della vera malattia: la mancanza di una visione politica coesa. Fissare gli incarichi dirigenziali con una scadenza così ravvicinata (luglio 2026) trasmette un messaggio di precarietà assoluta. Quale professionista di alto livello può programmare interventi strutturali per il territorio sapendo di avere i mesi contati? Il rischio è una "amministrazione dei minimi termini", dove si gestisce solo l'ordinaria sopravvivenza per evitare di assumersi responsabilità pesanti.

 

Vico Equense non può permettersi di essere un laboratorio di esperimenti amministrativi falliti. La città ha bisogno di stabilità, non di porte girevoli. Se la Giunta pensa che basti cambiare i "burocrati" per cambiare il volto del territorio, sta commettendo un errore fatale. La vera vittoria non si misura dal numero di decreti di nomina firmati in una settimana, ma dalla capacità di dare continuità ai progetti. Di questo passo, il 2026 rischia di essere ricordato non per le opere realizzate, ma per il numero di dirigenti che hanno fatto i bagagli prima ancora di aver dischiuso i faldoni.

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