Svolta nelle indagini sul crollo del 17 aprile scorso. I periti scavano nella storia tecnica dell’impianto: sotto la lente non solo la manutenzione, ma anche le origini strutturali. Salgono a 25 gli indagati
Castellammare/Vico Equense - Dieci mesi dopo il tragico schianto che è costato la vita a quattro persone, l’inchiesta sul disastro della funivia del Faito subisce un’accelerazione decisiva. Non si tratta più soltanto di verificare la qualità della manutenzione ordinaria o la regolarità degli ultimi collaudi: la Procura di Torre Annunziata ha deciso di riavvolgere il nastro della storia tecnica dell’impianto fino alle sue origini, risalenti al 1952. Ieri mattina, in un clima gelido, si è svolta una nuova fase dell’incidente probatorio proprio nel luogo del disastro. Mentre proseguono le operazioni di recupero dei resti della cabina e dei componenti meccanici, i consulenti tecnici hanno formalizzato una richiesta precisa: estendere le verifiche alla fase progettuale. L’obiettivo è capire se il crollo del 17 aprile sia figlio di un errore recente o se esistano vulnerabilità strutturali mai individuate in oltre settant’anni di esercizio. Come riportato da Leandro Del Gaudio su Il Mattino, l’indagine mira ora a ricostruire ogni intervento dei progettisti, inclusi quelli più recenti, per mappare l’intera evoluzione dell’impianto che collega Castellammare di Stabia alla vetta del monte. Il pool investigativo, coordinato dal procuratore Nunzio Fragliasso con i magistrati Giuliano Scoppi e Giovanni Cilenti, mantiene il massimo riserbo, ma il numero degli indagati è già salito a 25.
Tra i nomi iscritti nel registro figurano tecnici, addetti alla manutenzione e i vertici di EAV (Ente Autonomo Volturno), la holding regionale proprietaria dell’impianto. Le ipotesi di reato sono pesantissime: disastro e omicidio plurimo colposo. Sotto la lente degli inquirenti ci sono tre punti critici. La rottura del cavo traente: il cedimento meccanico che ha innescato la tragedia. Il sistema frenante: il mancato funzionamento dei dispositivi di emergenza che avrebbero dovuto bloccare la cabina. L’autorizzazione al servizio: resta da chiarire perché, lo scorso 17 aprile (Giovedì Santo), le corse furono autorizzate nonostante le avverse condizioni meteo e appena sette giorni dopo un’ispezione (il 4 aprile) che aveva dato il via libera alla riapertura stagionale. Mentre la giustizia cerca di fare luce sulla "catena decisionale", resta il dolore per le quattro vite spezzate nel vuoto. Nel crollo hanno perso la vita il macchinista Carmine Parlato, la farmacista Janan Suliman e i coniugi britannici Elaine Margaret e Graeme Darek Winn. L’estensione dell’indagine alla fase progettuale del 1952 rappresenta un atto dovuto per garantire che nessun possibile responsabile resti fuori dal processo e per dare risposte definitive a una comunità e alle famiglie delle vittime che chiedono verità su una tragedia che appare, ogni giorno di più, evitabile.

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