martedì 20 gennaio 2026

Dialoghi a distanza tra Šostakovič e Beethoven per il quartetto Noûs

L’ensemble d’archi in concerto il 22 gennaio a Napoli per la Scarlatti 

Napoli - Un dialogo a distanza tra Šostakovič e Beethoven è al centro della proposta musicale del Quartetto Noûs, atteso in concerto giovedì 22 gennaio (ore 20.30) al Teatro Sannazaro di Napoli per la stagione musicale dell’Associazione Alessandro Scarlatti presieduta da Oreste de Divitiis. Nato nel 2011, l’ensemble, oggi formato da Sofia Manvati (violino), Alberto Franchin (violino), Sara Dambruoso (viola), Riccardo Baldizzi (violoncello), si è imposto come una delle realtà più significative ed interessanti dell’attuale panorama musicale italiano. "Una formazione di grande valore - sottolinea Tommaso Rossi, direttore artistico della Scarlatti – capace di coniugare presenza scenica e maturità interpretativa nell’affrontare l’ampio repertorio che va dal periodo classico-romantico fino alle avanguardie d’oggi”. Un valore artistico che è valso al quartetto sia il Premio "Piero Farulli" nell'ambito del 34esimo Premio della Critica Musicale "Franco Abbiati” che il Premio "Arthur Rubinstein - Una vita nella Musica" assegnato dal Teatro La Fenice. Nel concerto di Napoli, il Quartetto Noûs propone un programma che mette in relazione Dmitrij Šostakovič e Ludwig van Beethoven, compositori di assoluta importanza nella produzione musicale per quartetto d’archi.

 

L’esecuzione comincia con il “Quartetto per archi n. 10 in La bemolle maggiore op. 118” di Šostakovič, pagina intensa in cui la scrittura cameristica diventa luogo di introspezione, tensione e memoria, per proseguire, nella seconda parte del concerto con la radicalità visionaria dell’ultimo Beethoven, rappresentata dal “Quartetto per archi n. 13 in Si bemolle maggiore op. 130” e dalla monumentale “Grande Fuga in Si bemolle maggiore op. 133”, capolavori in cui i canoni della forma classica si dissolvono nell’esplorazione di nuovi orizzonti musicali di straordinaria libertà e modernità. I quartetti d'archi, meno esposti al controllo ideologico e alla censura del regime sovietico, rappresentarono per Šostakovič una 'zona franca' in cui dare voce a un’espressione intima, antiretorica e venata di una tragica ironia. Parallelamente, gli ultimi quartetti di Beethoven — come l’Op. 130 del 1825 — segnarono per il grande compositore tedesco il ritiro radicale nell’essenza del linguaggio musicale, un luogo dove far emergere la propria voce più profonda, lontano dalla spettacolarità pubblica delle celebratissime sinfonie. “Per entrambi i compositori – conclude Tommaso Rossi – il quartetto d’archi è uno spazio di verità, un laboratorio di sperimentazione e una risposta personale alle inquietudini del proprio tempo. Si delinea così un dialogo a distanza che unisce Beethoven e Šostakovič: due linguaggi cronologicamente lontani, ma accomunati dalla stessa urgenza espressiva e dalla ricerca di una verità musicale senza compromessi”. Biglietti da 12 a 30 euro (con altre riduzioni specifiche per enti convenzionati, under 30 e conservatori di musica). Informazioni: www.associazionescarlatti.it

Nessun commento: