lunedì 10 marzo 2014

«Si spara in mezzo alla gente. Basta, vanno migliorate le leggi»

Luisa Bossa 
«Veniamo a Napoli perché dopo gli ultimi episodi di violenza vogliamo capire dalle forze dell’ordine e dalla magistratura quello che sta succedendo e contemporaneamente dimostrare che accanto alle vittime c’è uno Stato che funziona, che lavora e vuole migliorare le leggi»: Luisa Bossa, deputata del pd, sarà mercoledì a Napoli con la commissione antimafia. Che interpretazione dà della nuova ondata di delitti? «Assistiamo a una ripresa di episodi criminosi che non rimane entro la scena ristretta dei camorristi, ma coinvolge tutti i cittadini. Per questo è necessario incrementare i controlli sul territorio». Camorra, quindi, ma non solo? «Certo. Questa violenza quotidiana sulle persone ”normali” per un certo periodo sembrava essere retrocesso o almeno restare nei limiti per così dire ”ragionevoli”, poi è tornata a crescere. Adesso il livello è diventato intollerabile: si usano perfino le bombe, come è successo a Bacoli, per intimidire i commercianti». Che cosa sta succedendo? «Sarebbe abbastanza facile ricondurre il fenomeno alla mancanza di introiti per le bande. I clan avevano messo in piedi una serie di attività economiche che non stanno andando bene perché colpite dalla crisi e quindi sono tornati al pizzo».
 
Qualche esempio? «Improvvisamente sono spuntati i compro oro dei quali ci siamo interessati in Parlamento. Credo che nascessero dalla necessità dei clan di riciclare denaro contante. Ma anche questi vanno diminuendo. Io credo che la gente non abbia più nulla da impegnarsi. Quello che poteva fare lo ha già fatto e quindi anche questo tipo di attività non ha mercato. La stessa cosa vale per quei grandi complessi di ristorazione o di benessere nati spesso dalla stessa esigenza dei clan di riciclare. Anche questi non riescono a riempire le sale come succede va un tempo ». Basta a giustificare tutto quello che succede? «L’altra vicenda dolorosissima, il fenomeno vero in Italia, è la mancanza di lavoro. Non si nasce delinquenti, masi diventa». Quindi che fare? «Lo slogan degli anni passati era tolleranza zero adesso bisogna dire ignoranza zero e investire nelle scuole tenendole aperte anche nel pomeriggio e in serata». Ma molti ragazzi non si accontentano di guadagni che giudicano scarsi e preferiscono i clan. «Bisogna intervenire prima che la camorra arruoli i giovani rilanciando un grande piano educativo che passi anche attraverso lo sport e la cultura. Il nostro grande problema è quello di sottrarre i giovani alla cultura mafiosa imponendo modelli comportamentali corretti». L’aggressione ai patrimoni mafiosi? «Certo bisogna mettere le mani in Tasca ai mafiosi perché quella è l’unica cosa che a loro interessa. Abbiamo ascoltato in commissione antimafia il prefetto Caruso, responsabile dell’agenzia per i beni confiscati, e si impone una revisione della legge. Perché oggi le lungaggini nell’affidamento rendono difficile far applicare le norme. Tutti i controlli, che pure sono necessari, rischiano di far perdere di vista il tema centrale: la necessità di restituire i beni alla collettività alla quale la mafia li aveva sottratti attraverso il pizzo, il riciclaggio, l’usura. Sono necessari tempi rapidi e attività che devono rendere posti di lavoro». (Fonte: d.d.c. da Il Mattino)

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