venerdì 31 agosto 2018

Aldo Masullo. Salvini, l'allarme del filosofo: "Lui è il potere oltre il diritto può trovare spazio al Sud"

Aldo Masullo
Fonte: Roberto Fuccillo da La Repubblica Napoli

 «Se c'è una cosa da fare, penso che sia finirla di essere camorristi, tutti». Dall'alto dei suoi 95 anni, e di un pessimismo storico al quale non vuole rinunciare in quanto analista e studioso. Aldo Masullo fa però discendere la lucidità della provocazione, quella che non ti aspetti, quella che può essere anche pruriginosa per chi la avverte al primo contatto. Professore, siamo un po' tutti camorristi? «Sembra una affermazione blasfema, è ovvio che ci sono tante persone perbene, ma anche presso gli onesti c'è un modo diffuso di vivere nella società che consiste nel cercare sempre l'aiuto del personaggio più importante, la protezione. Mi viene sempre in mente l'incontro con un mio amico, che correva per strada. Gli chiedo "Dove vai?". Mi risponde "Devo trovare qualcuno 'ncopp O Comune per un certificato". Dobbiamo purificarci da questo sentimento camorristico per iniziare davvero a vivere». La sinistra sembra cercare almeno qualcosa che la rianimi. «Ho letto l'intervento di Marco Rossi-Doria, che è di rilievo perché parte dai dati, e i numeri dicono sempre più dei discorsi. Il problema è che descrivono una situazione per la quale mi ritrovo da anni a ripetere le stesse cose, e molte di queste sono negative. Dieci anni fa scrissi un libro, "Napoli città immobile". Da allora, se qualche movimento c'è stato, è stato all'indietro». Un gambero? «Veramente il gambero ogni tanto fa un passo avanti, per fame poi due indietro. Capisco che una realtà debole come la nostra possa essere più ferocemente colpita dalla crisi economica.
 
Ma, pur essendo io generalmente ottimista, qui confesso il mio pessimismo. Non perché veda nero, ma perché giudico realisticamente che questa sia realtà. Dopo gli anni di tangentopoli, la caduta della vecchia classe politica e l'avvento di una nuova suscitò un certo entusiasmo. Con Bassolino ci fu una rinascita di speranza. Poi le cose sono andate diversamente. Credo perché Bassolino dimenticò le periferie a favore di una Napoli regale, i vecchi palazzi, piazza Plebiscito vuota, i vecchi splendori. De Magistris ha fatto forse l'errore inverso. Ha suscitato entusiasmo anche lui, puntando su istanze popolari, dal basso, senza però riconnetterie a una visione organica complessiva. Poi hanno pesato anche la crisi generale, le ristrettezze di bilancio». Lei ha accennato a una debolezza costitutiva della città. «Non ha mai avuto una borghesia in grado di produrre una sua egemonia culturale. Anche sotto i Borboni ci fu sviluppo di imprese, ma a guidarle era sempre una espressione della Real Casa, uno straniero insomma, mentre Napoli viveva di insegnanti, medici, avvocati, quella che Croce definiva borghesia di penna, non strettamente produttiva. D'altronde il nostro paese non è mai stato libero davvero, è diffusa la psicologia dei capponi di Renzo, che si beccano fra loro mentre altri li tengono appesi». Non è che oggi per il Sud quel Renzo sia Salvini? «Sì, Salvini è il personaggio che conosciamo. Ma non avevamo neanche bisogno che arrivasse lui, per la verità». Vuole dire che siamo stati anche i capponi di Renzi? «Si può dire. Alla fine siamo un popolo ricco di umanità, ma la viviamo come Pulcinella». Si spieghi. «La maschera ha origine greche. Fiatone canta di Amore, figlio di Poros. E Poros ha due significati: uno spazio stretto, da cui la "città porosa", ma anche espediente, comportamento astuto per venire fuori dalle difficoltà. Così facendo. Pulcinella talvolta salva anche altri, ma alla fine manca sempre il senso del diritto. Anche Pariini raccontava dell'amico che invitava a mettersi sotto la protezione di qualcuno a Corte. Lui risponde: "Umano sei, non giusto". Ecco, noi di umanità forse ne abbiamo più di altri, ma Salvini può trovare terreno fertile al Sud perché lui porta il senso del potere che non è condizionato dal diritto». Se questo è il rischio, un uomo d i sinistra cosa deve fare? «Io sono un uomo di sinistra, continuo a esserlo, ma dobbiamo capirci sul cosa vuoi dire. In realtà distinguere non è così difficile. Destra è chi non vuoi cambiare nulla, neanche le ingiustizie. Sinistra è la aspirazione a modificare la società, in modo non traumatico». Vede in giro qualcosa? «Vedo molti appelli, e mi sembra comunque una forma di debolezza, una ricerca di aiuto, una reazione. La sinistra deve invece rivendicare una sua forza, la sua azione. Imporre una voce di speranza, non un lamento». La manifestazione di Milano, oppure l'invito alla mobilitazione espresso su Repubblica da Paolo Mancuso, possono essere in questo solco? «Sono forme positive di reattività, di una iniziativa politica che non va a traino, che cerca di imporre nuovo». E qualcuno in grado di incarnare tutto ciò? «Non sta a me indicare nessuno. Ma bisogna evitare quella separatezza degli individui che invece è il nostro male. Quello che conta è la possibilità che una certa borghesia si crei. E per borghesia intendo imprenditori veri, professionisti veri, operai veri, che capiscano la necessità di unirsi. Siamo anche alla vigilia di un ciclo elettorale, da lì deve venire un blocco che consenta di costruire quel sistema di diritto che ci è fin qui mancato. Chiunque perseguisse un percorso individuale non sarebbe all'altezza della situazione. Aggiungo che è prioritario che questo blocco aggredisca il tema della ricostruzione della scuola, dalle radici, per coinvolgere le masse popolari nel recupero della coscienza civile. Scuola, università, qualsiasi altra agenzia culturale, sono cruciali in questo».

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