martedì 18 dicembre 2012

Legambiente: Blitz per un trasporto pubblico età della pietra. Al via pendolari tutti i dati in Campania

Oltre 395 mila i pendolari in Campania negli ultimi due anni tagli di corse del 20% mentre le tariffe aumentate del 12,5%. Solo l’0,2 % del bilancio regionale viene speso per migliorare servizi dei pendolari 90% dei treni tagliati sulla Napoli Avellino. Ogni dieci carrozze della Circumvesuviana quattro sono andate in ricovero

Regione Campania - “Fateci uscire dalla preistoria”. Sono arrivati gli Antenati (The Flintstones) con Legambiente alla stazione Terminale della Circumvesuviana con un blitz per un trasporto pubblico tornato all’età della pietra. Sono oltre 395mila i pendolari campani che tra riduzioni delle corse, lentezza, disservizi e sovraffollamento si spostano utilizzando quello che un tempo si chiamava Trasporto Pubblico. Per far capire la dimensione delle domanda su alcune linee è come se ogni mattina si spostassero tutti gli abitanti delle città di Salerno, Benevento, Caserta e Avellino. A fronte di questi numeri, si registra una situazione generalizzata di tagli di treni e aumento del prezzo dei viaggi, addirittura il taglio di intere linee. Purtroppo il 2012 è stato un ennesimo anno difficile per la vita dei pendolari, di sicuro quello con più problemi negli ultimi dieci anni. con effetti rilevanti sulla qualità del servizio e soprattutto incertezza per il futuro. In Campania nel corso del biennio 2011-2012 si è assistito ad una diminuzione dei servizi drammatica. Lo scorso anno le corse tagliate sono state del 10%, a cui si aggiunge un ulteriore taglio nel corso del 2012 sempre del 10% (mentre per il trasporto su gomma la riduzione è stata del 5%). Al tempo stesso c’è stato un aumento delle tariffe del 12,5%. Due esempi di tagli ai servizi il 90% dei treni sulla Napoli-Avellino e il 40% sulla Circumvesuviana. Ha preso il via con un flash mob alla stazione terminale della Circumvesuviana di Napoli la campagna Pendolaria di Legambiente, per dare visibilità a questi cittadini e forza a una battaglia di civiltà come quella di avere nelle città i treni nuovi, più numerosi e puntuali per chi viaggia, carrozze pulite e non sovraffollate, servizi migliori nelle stazioni, maggiori informazioni ai viaggiatori, collegamenti e tariffe che migliorino gli spostamenti quotidiani riducendo il bisogno del mezzo privato.

“Una campagna nazionale perché- denuncia Legambiente- la vita dei pendolari, purtroppo, non migliora, ma si fa sempre più incerta. Quest’anno, infatti, a fronte di tagli del servizio e aumenti del prezzo dei biglietti in diverse regioni, i disagi per i fruitori del trasporto pubblico su ferro sono largamente aumentati, complici governo e amministrazioni regionali. “Per i circa 400 mila pendolari- commenta Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania- che ogni giorno prendono un treno per andare a lavorare o a studiare è andata crescendo la sensazione di essere trattati da cittadini di Serie B. Ossia con meno diritti, attenzioni,possibilità di altri. Meno diritti rispetto a qualunque pendolare di qualsiasi città europea, meno opportunità di chi prende un treno ad Alta Velocità, meno importanza rispetto ad altre categorie di lobby bravissime a protestare e a ottenere risorse. Purtroppo per i pendolari non si batte nessuno, persino di fronte a tagli clamorosi di risorse degli ultimi anni, la rappresentanza di una questione che è di interesse generale scompare. Eppure guardare alla reale domanda di mobilità delle persone, capire i problemi dei pendolari è diventata una chiave oggi imprescindibile per capire il Paese, soprattutto in un momento così difficile per le famiglie, il lavoro, l’economia.” Proprio alle Regioni spetta il compito più delicato nel garantire la qualità del servizio di trasporto ferroviario pendolare. Perché sono loro a definire il Contratto di Servizio con i gestori dei treni e a individuare i capitoli di spesa nel proprio bilancio per aggiungere risorse a quelle statali per potenziare il servizio (ossia più treni in circolazione) e per il materiale rotabile (dunque i treni nuovi o riqualificati). La Campania risulta una delle regioni peggiori: pari solo 0,2% di spesa per i pendolari nel 2012 rispetto al proprio bilancio. Nel dettaglio la Campania ha stanziato un totale di 24,5 milioni suddivisi in 16 mln per Sepsa per l’ammodernamento di 10 treni, 6 mln per Circumvesuviana (con l’acquisto di 2 treni usati delle Ferrovie Emilia-Romagna già rimodernati) e 2,5 per Metro Campania NordEst per il restyling di 2 convogli. Nel Nodo di Napoli- commenta Legambiente- in questi anni, come nel resto della Campania, si sono realizzati investimenti importanti per il miglioramento delle infrastrutture esistenti concentrando i fondi europei nella direzione di creare una metropolitana regionale. Se l’aumento dei viaggiatori (+45% dal 2000 al 2010) ha premiato questa strategia i risultati in termini di qualità del servizio si vedono solo in parte perché il progetto di metropolitana regionale ha visto un rallentamento importante negli ultimi due anni. Le maggiori difficoltà che i pendolari lamentano riguardano l’età e l’affollamento dei treni ma anche disagi derivanti dalla mancanza di coincidenze sulle direttrici Salerno-Cava de’ Tirreni-Napoli e Caserta- Aversa-Napoli, due delle tratte più utilizzate della Regione e dove i pendolari chiedono un maggiore cadenzamento dei treni. Dei 395mila viaggiatori al giorno campani, quasi 300mila sono quelli che si dirigono quotidianamente nell’area di Napoli. Negli ultimi 2 anni però in questa Regione si è assistito ad una riduzione dei servizi e degli investimenti nelle nuove infrastrutture di dimensioni drammatiche. Il piano delle 100 stazioni purtroppo si è arenato e anche strutture importanti, come l’interscambio M1/Cumana di Cilea, cadono sotto la scure dei tagli. Ma non sono state da meno linee storiche come la Circumvesuviana, che ha visto una riduzione del 40% delle corse nella scorsa primavera per poi vederne riattivate solo una piccola parte. Le proteste, che si ripetono da ormai un anno, vedono insieme utenti e lavoratori della linea infuriati per l’eliminazione di un terzo delle corse giornaliere. I risultati dei tagli stanno provocando una serie di disagi clamorosi per i cittadini dell’Hinterland napoletano, rischiando di trasformare sempre di più le periferie napoletane in aree mal collegate e sempre più lontane dalla città. I disagi riguardano anche le stazioni, che vedono la chiusure di 22 biglietterie, e l’affollamento sempre più insostenibile delle banchine di attesa. Non va meglio sulle linee Cumana e Circumflegrea dove nelle sole ultime settimane sono rimasti fermi almeno il 30% dei treni con disagi gravissimi per i circa 60.000 pendolari quotidiani delle linee. Tra le conseguenze inevitabili si inizia ad assistere al ritorno dei pendolari all’uso dell’auto privata, creando uno spropositato flusso mattutino di veicoli che si muove dalla provincia verso Napoli. Ma anche negli altri orari la mobilità delle persone viene decisamente limitata visto che l’ultimo treno da Napoli parte alle 20 e sono state cancellate decise di corse nei weekend. Ma anche la linea Napoli-Avellino è stata oggetto di un taglio enorme e che ha addirittura portato ad una parziale chiusura iniziale per poi ristabilire solo il 10% dei treni che in precedenza vi circolavano. “Quella dei treni per i pendolari è una vera e propria emergenza nazionale – conclude il presidente regionale di Legambiente Michele Buonomo - di cui nessuno sembra intenzionato a occuparsi. Negli ultimi anni il servizio in larga parte della Regione è andato peggiorando per la riduzione e l’incertezza delle risorse, che ha portato ad avere treni sempre più affollati, in ritardo e con le solite vecchie carrozze. Per chi si muove in treno ogni giorno la situazione è spesso disperata, con autentici drammi giornalieri che si vivono sulle linee della provincia di Napoli e del salernitano . E’ vergognoso che gli stanziamenti erogati dalla Regione per questo servizio siano stati talmente risibili da risultare in molti casi inferiori alle spese per i gruppi consiliari o per contributi feste, convegno e congressi. La nostra mobilitazione a fianco dei pendolari punta a cambiare questo stato di cose, Governo e Regioni devono impegnarsi concretamente per migliorare il trasposto pubblico su ferro”.

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