Faito, la gestione spetta al Parco Monti Lattari
L'acquisto del Complesso del Faito avvenne grazie al Progetto Integrato Territoriale (Pit) del Par co Regionale dei Monti Lattari a valere sul Por 2000-2006 con la Dgr n.319/06. nella quale fu indicata in euro 5.121.032,00 il presumibile costo lordo di acquisto dalla Fintecna e dato mandato all'assessorato all'Ambiente, di concerto con l'assessorato al Demanio e Patrimonio, l'amministrazione Provinciale di Napoli e Ente Parco dei Monti Lattari, di definire l'iter tecnico amministrativo propedeutico al rogito. Inoltre in tale delibera fu sancito che "con atto successivo all'acquisto saranno stabilite, di concerto con l'amministrazione provinciale di Napoli e con l'Ente Parco dei Monti Lattari, le modalità di gestione".
Il definitivo acquisto avvenne con Dgr n. 2262 del 30 dicembre 2006 che autorizzò la spesa del 50% dell'importo complessivo da parte della Regione con i fondi stanziati per il Parco, mentre il restante 50% fu pagato dalla Provincia di Napoli. Questa vicenda è stata voluta e seguita in prima persona dall'allora presidente Anna Savarese, ma pienamente condivisa da tutti gli enti della Comunità del Parco (Comuni del versante sorrentino ed amalfitano, le due provincie e le comunità montane, oltre alla stessa Regione membro di diritto della comunità). Tutta la Comunità del Parco allora, presieduta da Giuseppe Guida (negli anni successivi divenuto anche presidente del Parco) decise dunque di "stornare" dai complessivi ca. 19 milioni del Piano Finanziario del Pit per restituire all'area protetta il Faito, uno degli episodi più consistenti e significativi della sua articolazione, patrimonio di biodiversità, parte del Sito di Interesse Comunitario (Sic) "Dorsale dei Monti Lattari". Acquistato al termine della programmazione 2000/2006, in quella successiva del settennio 2007/2013 si confermò l'unanime volontà della Comunità del Parco passata alla presidenza di Secondo Squizzato con l'inserimento nel Progetto Integrato Rurali per l'Area Protetta (Pirap) della riqualificazione del Faito. Gli avvicendamenti successivi alla presidenza del Parco, prima di Gino Marotta e poi di Giuseppe Guida così come alla presidenza della Comunità del Parco di Antonio Giordano e oggi di Domenico Amatruda hanno visto il progressivo calo di attenzione della politica regionale sul ruolo significativo degli Enti Parco, individuati con i Pirap organismi intermedi della programmazione e della spesa dei fondi comunitari se adeguatamente strutturati e organizzati alla stregua dei Parchi Nazionali, fino ad arrivare all'attuale perdita di memoria o non piena conoscenza dell'excursus e del percorso avviato che si sarebbe dovuto portare a compimento. Sorprende quindi la dichiarazione dell'attuale presidente Tristano Dello Joio che auspica «che sia la Regione per le sue competenze ambientali sul sito a gestire il Faito». La sua affermazione non dimostra determinazione e forse anche consapevolezza, nel rivendicare che l'ente da lui presieduto è un ente strumentale delle Regione istituito proprio per gestire un'area protetta di rilevanza europea a livello normativo, ma di rilevanza mondiale per la sua significatività e peculiarità non solo di carattere ambientale, ma anche paesaggistico, storico-artistico ed etnoantropologico. La gestione del Faito spetta al Parco dei Monti Lattari, ovviamente di concerto con la Città Metropolitana di Napoli (subentrata alla Provincia) e la Regione e con la Comunità del Parco. Pur riconoscendo è ruolo dei Comuni in cui ricade il Complesso le strategie gestionali devono avere ricadute sull'intera area protetta, sia in termini di tutela e valorizzazione del patrimonio di biodiversità della rete ecologica che di sviluppo sostenibile sia agro-ecologico che forestale, sia turistico che di promozione delle tipicità artigianali e della cultura materiale della penisola sorrentino-amalfitana. E chi altri se non l'Ente Parco può assolvere a Questa funzione e garantire questi obiettivi, in ragione, peraltro, del suo specifico ruolo istituzionale?

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