Vico Equense - Il 2 novembre 1904 nasceva a Vico Equense Antonio Asturi (foto), uno dei protagonisti più schivi, instancabili e affascinanti della pittura figurativa del Novecento italiano. A distanza di oltre un secolo dalla sua nascita, la sua arte continua a raccontare l'anima profonda della Costiera Sorrentina e i volti di un'epoca attraverso un tratto di straordinaria immediatezza espressiva. Rimasto orfano di padre a soli dieci anni, Asturi si formò completamente da autodidatta. La sua prima vera svolta artistica avvenne lontano da casa: arruolatosi nella Regia Guardia di Finanza a Trieste, iniziò ad affrescare con dei murales le mura della città, guadagnandosi rapidamente l'accesso e la stima dei migliori salotti culturali triestini. Dopo una brevissima esperienza nel Futurismo – che lui stesso definirà in seguito come una semplice "sbandata" giovanile – Asturi scelse di restare fedele alla pittura figurativa. A segnare definitivamente il suo percorso fu l'incontro con il maestro napoletano Antonio Mancini. Nel 1930, poco prima di morire, Mancini posò per il giovane Asturi e rimase talmente entusiasta del risultato da controfirmare il ritratto con la celebre esclamazione: "Evviva chi l'ha fatto!". Dotato di un'acuta capacità di osservazione, Asturi divenne un elegantissimo ritrattista. Davanti al suo cavalletto passarono alcune delle figure più illustri del panorama culturale, filosofico e politico del secolo, tra cui Benedetto Croce, Giorgio De Chirico, Salvador Dalí, Filippo Tommaso Marinetti e Luigi Einaudi. La sua abilità non si limitava ai potenti o ai celebri. Asturi mostrava una profonda e commossa empatia per la figura umana in ogni sua forma, ritraendo con la stessa dignità e attenzione anche i corpi e i volti segnati dagli anni, dalla fatica e dalla povertà. Nel secondo dopoguerra, durante gli anni Cinquanta e Sessanta, Asturi visse la sua stagione più felice e produttiva. Nel suo storico studio di Pietrapiana, a Vico Equense, trascorreva giornate intere completamente assorbito dal lavoro, consumando una sigaretta dopo l'altra e sperimentando tecniche diverse. Accanto alle tele a olio, approfondì l'uso della tempera, una scelta che gli permetteva una maggiore velocità di esecuzione per catturare l'attimo fuggente e la luce mobile del paesaggio campano.
La sua fu un'arte documentaristica e viscerale. Nel 1944, mentre il Vesuvio si risvegliava per la sua ultima storica eruzione, Asturi era lì, a dipingere in diretta l'esplosione del vulcano sulla tela, sfidando il calore e i gas proprio come un moderno Plinio il Vecchio. L'eredità di Antonio Asturi non è rimasta confinata nel passato. Per celebrare il legame indissolubile tra il pittore e la sua terra natale, il 20 maggio 2016 è stato inaugurato a Vico Equense il MAAAM, acronimo di Museo Aperto Antonio Asturi. La collezione permanente, situata al secondo piano della Nuova Casa Comunale in Piazzale Giancarlo Siani, raccoglie circa 40 opere nate dal talento del Maestro e donate alla comunità. Il concetto di "Museo Aperto" supera la concezione statica delle classiche gallerie d'arte: l'esposizione vuole essere un trampolino visivo che invita il visitatore a uscire e a riscoprire, con gli occhi di Asturi, le bellezze storiche e paesaggistiche diffuse in tutta la penisola sorrentina. Nelle sale del museo si possono ammirare i suoi soggetti più intimi e iconici: dalle celebri carrozzelle trainate da cavalli alle vibranti vedute marine, fino alle intense e dolcissime maternità. Lo spazio è oggi un nucleo culturale attivo che dialoga con il territorio, con le scuole e con l'arte contemporanea, mantenendo intatta la memoria e la freschezza del suo tratto. Scomparso il 3 gennaio 1986 nella sua amata Vico Equense, Antonio Asturi ha riassunto i suoi oltre cinquant'anni di carriera come un "eterno cammino" alla ricerca della verità visiva. Oggi, la sua città natale e i comuni limitrofi ne custodiscono gelosamente la memoria, celebrando un maestro che ha saputo fondere, in un perfetto equilibrio di forme e contrasti, l'umanità dei volti e l'immortale splendore della sua terra.

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