Il vicino di casa "tuttofare" che in cambio di 6 euro al mese raccoglieva rifiuti porta a porta e li scaricava abusivamente. Il rumeno sorpreso a bordo di un autocarro carico di materiale ritenuto pericoloso. Ma anche l´uomo bloccato mentre tentava di abbandonare in strada scatoloni pieni di giocattoli e oggetti di plastica, oppure i quattro immigrati cinesi bloccati nei pressi di un opificio tessile mentre si liberavano di ottanta sacchi pieni di scarti della lavorazione dell´abbigliamento come stoffe e pellami. Il decreto che introduce, ma solo in Campania, il pugno di ferro contro chi lascia in strada la spazzatura ingombrante o pericolosa ha proiettato all´attenzione del giudice penale comportamenti e azioni di diversa natura e matrice che, dopo essere state per anni consentite o tollerate, vengono adesso sanzionate con il carcere e un processo. Un deterrente contro azioni che hanno contribuito alla drammatica crisi esplosa nei mesi scorsi, nelle intenzioni del sottosegretario Guido Bertolaso. Un incubo, per chi si è trovato a fare i conti in prima persona con gli effetti della riforma. Gennaro Esposito, 39 anni, uno dei primi ad essere arrestati con l´accusa di aver violato le disposizioni del decreto, racconta: «Quando sono stato fermato, sono rimasto di stucco: non sapevo nulla, la legge era entrata in vigore venerdì 7 novembre, io sono stato arrestato il giorno dopo. Faccio il muratore, mi sveglio ogni mattina alle 6.30 e vado a lavorare. Non potevo essere informato di una norma divenuta operativa poche ore prima. Comunque sul furgone c´erano solo carte e cartoni, non lavatrici, e stavo portando il materiale all´Asia. Per fortuna il giudice mi ha rimesso subito in libertà, ma da quel giorno sto male, non mi sono ancora ripreso...». Assistito dall´avvocato Sergio Stravino, Esposito è stato scarcerato dal gip Nicola Miraglia, che nel suo provvedimento ha rilevato come «l´immediata applicazione» del decreto, pur non costituendo una giustificazione, non consentisse di ipotizzare un pericolo di reiterazione del reato a carico dell´uomo, per il quale il procedimento prosegue ora con rito ordinario. È stato scarcerato ieri dai giudici della quarta sezione penale invece Vincenzo Tito, di 61 anni, arrestato domenica dai carabinieri di Poggioreale insieme a un marocchino di 26 anni con l´accusa di raccolta e deposito non autorizzati di rifiuti speciali e pericolosi all´interno di un box di via De Roberto. Difeso dall´avvocato Mario Fortunato, Tito è tornato libero e come lui il giovane marocchino. I due restano sottoposti alla misura dell´obbligo di presentazione. Afferma Tito: «Sono 50 anni che faccio lo sfasciacarrozze. Il ferro che hanno trovato a terra quando mi hanno arrestato si trovava perché si era incendiata la baracca. Ma era all´interno, non all´esterno. Lo so che dev´essere portato via, ma le ferriere in questo momento sono ferme, rifiutano il conferimento del materiale ferroso perché stanno aspettando delle autorizzazioni e anche perché il prezzo è calato e chi ha tanti operai non guadagna abbastanza da questa attività. Non è colpa mia, però. Se sapessi come fare non esiterei a liberarmi di quel ferro. Nel frattempo hanno sequestrato tutto e mi ritrovo in mezzo a una strada». (D. D. P. da la Repubblica Napoli)
martedì 18 novembre 2008
"Pugno di ferro sui poveracci siamo vittime senza difesa"
Il vicino di casa "tuttofare" che in cambio di 6 euro al mese raccoglieva rifiuti porta a porta e li scaricava abusivamente. Il rumeno sorpreso a bordo di un autocarro carico di materiale ritenuto pericoloso. Ma anche l´uomo bloccato mentre tentava di abbandonare in strada scatoloni pieni di giocattoli e oggetti di plastica, oppure i quattro immigrati cinesi bloccati nei pressi di un opificio tessile mentre si liberavano di ottanta sacchi pieni di scarti della lavorazione dell´abbigliamento come stoffe e pellami. Il decreto che introduce, ma solo in Campania, il pugno di ferro contro chi lascia in strada la spazzatura ingombrante o pericolosa ha proiettato all´attenzione del giudice penale comportamenti e azioni di diversa natura e matrice che, dopo essere state per anni consentite o tollerate, vengono adesso sanzionate con il carcere e un processo. Un deterrente contro azioni che hanno contribuito alla drammatica crisi esplosa nei mesi scorsi, nelle intenzioni del sottosegretario Guido Bertolaso. Un incubo, per chi si è trovato a fare i conti in prima persona con gli effetti della riforma. Gennaro Esposito, 39 anni, uno dei primi ad essere arrestati con l´accusa di aver violato le disposizioni del decreto, racconta: «Quando sono stato fermato, sono rimasto di stucco: non sapevo nulla, la legge era entrata in vigore venerdì 7 novembre, io sono stato arrestato il giorno dopo. Faccio il muratore, mi sveglio ogni mattina alle 6.30 e vado a lavorare. Non potevo essere informato di una norma divenuta operativa poche ore prima. Comunque sul furgone c´erano solo carte e cartoni, non lavatrici, e stavo portando il materiale all´Asia. Per fortuna il giudice mi ha rimesso subito in libertà, ma da quel giorno sto male, non mi sono ancora ripreso...». Assistito dall´avvocato Sergio Stravino, Esposito è stato scarcerato dal gip Nicola Miraglia, che nel suo provvedimento ha rilevato come «l´immediata applicazione» del decreto, pur non costituendo una giustificazione, non consentisse di ipotizzare un pericolo di reiterazione del reato a carico dell´uomo, per il quale il procedimento prosegue ora con rito ordinario. È stato scarcerato ieri dai giudici della quarta sezione penale invece Vincenzo Tito, di 61 anni, arrestato domenica dai carabinieri di Poggioreale insieme a un marocchino di 26 anni con l´accusa di raccolta e deposito non autorizzati di rifiuti speciali e pericolosi all´interno di un box di via De Roberto. Difeso dall´avvocato Mario Fortunato, Tito è tornato libero e come lui il giovane marocchino. I due restano sottoposti alla misura dell´obbligo di presentazione. Afferma Tito: «Sono 50 anni che faccio lo sfasciacarrozze. Il ferro che hanno trovato a terra quando mi hanno arrestato si trovava perché si era incendiata la baracca. Ma era all´interno, non all´esterno. Lo so che dev´essere portato via, ma le ferriere in questo momento sono ferme, rifiutano il conferimento del materiale ferroso perché stanno aspettando delle autorizzazioni e anche perché il prezzo è calato e chi ha tanti operai non guadagna abbastanza da questa attività. Non è colpa mia, però. Se sapessi come fare non esiterei a liberarmi di quel ferro. Nel frattempo hanno sequestrato tutto e mi ritrovo in mezzo a una strada». (D. D. P. da la Repubblica Napoli)
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