martedì 13 gennaio 2026

Vico Equense, il “giallo” del PUC: un Piano a metà tra strategia e stallo operativo

Vico Equense - Mentre la Regione Campania stringe le maglie del calendario urbanistico fissando al 30 giugno 2026 il termine ultimo per l'approvazione definitiva dei nuovi strumenti di pianificazione, a Vico Equense si consuma un paradosso tecnico che merita un’analisi approfondita. La Giunta Comunale ha adottato un provvedimento, ma definirlo "PUC" (Piano Urbanistico Comunale) nel senso pieno del termine è, alla prova dei fatti, un esercizio di ottimismo formale. A differenza di realtà limitrofe - si veda il caso di Castellammare di Stabia, che ha adottato l’intero pacchetto normativo - l’amministrazione di Vico Equense ha scelto la strada del frazionamento. È stata adottata la sola Componente Strutturale, ovvero quella parte del piano che delinea le strategie di lungo periodo e recepisce i vincoli sovraordinati, in primis il Piano Urbanistico Territoriale (PUT) della Penisola Sorrentina-Amalfatana. Il problema è ciò che manca: la Componente Operativa. Per i non addetti ai lavori, la parte operativa è il "cuore" pulsante del PUC: è lì che si trovano gli indici di fabbricabilità, le destinazioni d’uso specifiche, gli standard urbanistici e le previsioni di trasformazione concrete. Senza di essa, il Piano è come un motore a cui mancano i pistoni: può essere lucidato, ma non può partire. “Basta scorrere gli allegati alla delibera di adozione per rendersi conto che ci troviamo di fronte a un corposo quadro conoscitivo dello stato di fatto. Un’analisi puntuale, certamente, ma che si limita a fotografare l'esistente e a ribadire concetti già presenti nella normativa regionale e nel PUT. Le "strategie di futuro" evocate nel documento appaiono prive di cogenza, ovvero non hanno quella forza normativa capace di incidere realmente sulle trasformazioni edilizie del territorio” il commento dell’urbanista Giuseppe Guida (foto). Il sospetto, condiviso da molti tecnici, è che questa manovra serva principalmente a superare lo stallo burocratico e a rispondere formalmente alle scadenze imposte dalla Legge Regionale 16/2004, evitando così il rischio di un commissariamento da parte della Regione Campania. Tuttavia, "ciurlare nel manico" rimandando la parte operativa significa lasciare la città in un limbo. Senza una disciplina operativa chiara, il territorio resta ancorato a vecchi schemi, impedendo una programmazione organica e moderna che risponda alle esigenze abitative e turistiche di Vico Equense. Il PUC è ancora tutto da fare. L’adozione della sola parte strutturale è un primo passo, ma non può essere spacciato per il traguardo. Se l’amministrazione non procederà celermente alla stesura e all'adozione della componente operativa, la città resterà ostaggio di una pianificazione "fantasma", fatta di analisi sociologiche e cartografie cromatiche, ma priva di quegli strumenti necessari per governare davvero il mattone e i servizi pubblici nel 2026. L'urbanistica non si fa con le sole intenzioni, ma con le regole. E le regole, a Vico, mancano ancora all’appello.

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