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| Michele Cannavacciuolo |
Vico Equense - Mentre il centro cittadino veniva attraversato dai colori e dai suoni della 115ª edizione delle "Pacchianelle", un’altra scena, dai toni decisamente più austeri, si consumava a pochi metri dal percorso del corteo. Davanti ai cancelli del "De Luca e Rossano", un gruppo di cittadini del movimento "La tutela dei diritti dei cittadini" ha scelto di manifestare in silenzio per ricordare a residenti e istituzioni che la salute non può andare in vacanza, né può essere sacrificata sull’altare della burocrazia.
Domenica 11 gennaio: da una parte migliaia di persone in festa per l’adorazione del Bambino Gesù; dall'altra, un presidio di cittadini orgogliosi, schierati a difesa di un ospedale definito "quasi ex". Il contrasto è potente: la tradizione che guarda al passato e la lotta civile che guarda al futuro.
Il movimento non chiede miracoli, ma l'applicazione della Costituzione. Al centro della protesta ci sono due istanze concrete. L'apertura di un Pronto Soccorso Avanzato all'interno della struttura cittadina. L'istituzione di un Pronto Soccorso Mobile di primo intervento per le zone alte del territorio, dove la morfologia delle strade rende ogni minuto d'attesa un rischio mortale.
"Il soccorso non tempestivo può significare la differenza tra vivere o morire" spiega il presidente del Comitato Michele Cannavacciuolo. Un concetto che sembra scontrarsi con la "noncuranza" o i "sorrisi ironici" di chi preferisce voltare il capo.
Il richiamo è netto: l’Articolo 32 della Costituzione Italiana sancisce la salute come diritto fondamentale e l’impegno dello Stato a garantirlo senza distinzioni. Eppure, a Vico Equense, questo diritto appare oggi indebolito. Il movimento presiede l’ospedale con continuità democratica, dichiarandosi distante dalle dinamiche di partito e dalla politica locale, pur accogliendo i rari segnali di vicinanza istituzionale.
La battaglia del movimento "La tutela dei diritti dei cittadini" supera i confini religiosi e politici.
"Qui non c'entra essere cristiani, buddisti o laici" continua Cannavacciuolo, "qui è in gioco la vita dei nostri figli e delle generazioni future".
L'appello alla popolazione è quello di uscire dall'indifferenza. La lotta del presidio non è contro qualcuno, ma a favore di tutti, specialmente dei "senza voce" e di chi abita le aree più disagiate. Invitano al dialogo le autorità locali, regionali e nazionali, con un unico scopo: restare al fianco degli ultimi.
Perché, come ricorda il presidio, prima o poi è fatale scontrarsi con la necessità di cure: e quel giorno, avere un ospedale funzionante non sarà più una "richiesta politica", ma l'unica speranza rimasta.
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