martedì 13 gennaio 2026

Vico Equense e il nuovo PUC: tra l’entusiasmo della "svolta storica" e le incognite di un territorio fragile

Vico Equense - Dopo quasi mezzo secolo di attesa, la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania (BURC) del 12 gennaio 2026 segna l’inizio ufficiale della fase decisiva per il nuovo Piano Urbanistico Comunale. Se da un lato l’amministrazione guidata dal Sindaco Giuseppe Aiello rivendica con orgoglio un risultato burocratico "storico", dall'altro la città si interroga: basterà un nuovo regolamento tecnico a sanare decenni di gestione urbanistica emergenziale e a proteggere un ecosistema fragile come quello della penisola sorrentina? 

La retorica della partecipazione 

Il comunicato ufficiale pone l’accento sulla "democrazia vera" e sulla partecipazione pubblica, aprendo una finestra di 60 giorni per le osservazioni. Tuttavia, la sfida per la cittadinanza sarà quella di riuscire a decodificare in tempi record studi tecnici complessi, redatti con il supporto scientifico della Federico II. Il rischio concreto è che la fase partecipativa si riduca a una pioggia di istanze private per piccoli interessi fondiari, perdendo di vista la visione d’insieme necessaria per una città che deve affrontare nodi cruciali come la mobilità sulla SS145 e la pressione turistica. 

Sviluppo sostenibile o nuove cubature? 

Il PUC viene presentato come uno strumento di "sviluppo sostenibile" e "valorizzazione dell'identità". Tuttavia, la critica spesso mossa a questo tipo di piani è la distanza tra la teoria e la pratica. In un territorio dove il dissesto idrogeologico e l’abusivismo edilizio (eredità di quei cinquant’anni senza piano) hanno lasciato cicatrici profonde, il nuovo strumento dovrà dimostrare nei fatti di saper porre un freno reale al consumo di suolo, evitando che la "crescita" citata dal Sindaco diventi un nuovo lasciapassare per la cementificazione, seppur "regolata". 

Le sfide aperte: Faito e Marina di Aequa 

Due sono i grandi assenti, o meglio le grandi scommesse, del piano: il rilancio del Monte Faito e la riqualificazione dei borghi marinari. Se il PUC si limiterà a normare l'esistente senza offrire incentivi reali alla rigenerazione urbana e alla tutela attiva dei terrazzamenti agricoli, la "visione strategica" rimarrà confinata sulla carta. Il ruolo dei professionisti e delle associazioni In questi sessanta giorni, il ruolo delle associazioni ambientaliste e dei professionisti locali sarà fondamentale. Saranno loro a dover fare da "sentinelle" affinché il Piano non si trasformi in un’occasione persa o, peggio, in uno strumento che cristallizza i privilegi acquisiti a scapito della tutela paesaggistica. 

In conclusione, Vico Equense ha finalmente la sua "bussola" urbanistica. Resta da capire se la direzione indicata porterà a una reale tutela del territorio o se sarà l'ennesimo compromesso tra le esigenze dello sviluppo immobiliare e la bellezza mozzafiato, ma stanca, della costiera. La città ha sessanta giorni per dimostrare di voler camminare insieme, ma soprattutto di sapere dove andare.

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