I giochi non sono fatti. In Campania l´Udc potrebbe anche rovesciare il tavolo dell´intesa con il Pdl e passare dall´altra parte. Pier Ferdinando Casini l´ha detto: «Se salta l´accordo per la Provincia di Caserta, salta tutto l´accordo. A quel punto potremmo andare da soli, come in Puglia, o puntare su Enzo De Luca, visto che le componenti della sinistra più estrema si sono distinte dal candidato del Pd». L´epicentro del terremoto politico è Caserta. La storia inizia un anno fa, con le provinciali del 2009: l´Udc appoggia il centrodestra, la coalizione conquista tre province (Napoli, Salerno e Avellino), e l´intesa prevede che un anno dopo, cioè oggi, il mosaico venga completato con la Provincia di Caserta: il designato è il leader Udc della zona, Domenico Zinzi, uno che col centrosinistra si è scottato le mani. Era presidente del Consiglio regionale nel 2002 quando passò dall´Udeur all´Udc. La maggioranza di allora, già guidata da Antonio Bassolino, non gliela perdonò e approvò una norma per sostituirlo a metà mandato. Zinzi se l´è legata al dito. Per di più oggi è anche segretario regionale dell´Udc. Ecco perché domenica il segretario nazionale Lorenzo Cesa è intervenuto a dire che «non ci sono ipotesi di alleanze separate». Messaggio rivolto a Nicola Cosentino, l´uomo che sta terremotando l´accordo con i centristi. Costretto a cedere l´investitura alla presidenza al socialista Stefano Caldoro, il sottosegretario indagato per le testimonianze di alcuni pentiti casalesi ha cambiato rotta, vedendo nell´Udc un alleato di troppo più che un portatore di voti. La questione è esplosa a Caserta, dove Cosentino ha arroccato con le sue truppe sponsorizzando la candidatura a presidente di un suo uomo, il senatore Carlo Sarro, mentre molti sindaci pdl del Casertano premevano per uno di loro. Zinzi invece continua a chiedere il rispetto dei patti. Sabato scorso, al fianco di Caldoro, Cosentino ha ribadito: Caserta e la Regione «sono due piani distinti». Teoria che Cesa gli ha smentito 24 ore dopo. La situazione è complessa: ieri Casini è tornato a vantare le scelte antileghiste dell´Udc nelle regioni del Nord. Proprio mentre il presidente uscente del Veneto, Giancarlo Galan, rimosso a favore del leghista Zaia, riapriva la ferita nel centrodestra: «Un dramma il passaggio del Veneto in mani leghiste». Al Sud potrebbe maturare un nuovo colpo di scena. Caldoro, che tiene ai voti Udc, in queste settimane ha tenuto stretti i contatti con Ciriaco De Mita, e ora cerca di turare la falla: «Bisogna evitare, a partire da noi, ogni inutile polemica nei confronti del partito centrista. Non abbiamo dubbi che è anche questo lo spirito e l´impegno che anima il partito di Casini». Ma a Caserta si va profilando uno scenario che può essere allettante per Casini: una possibile adunanza dei moderati, già avviata dall´Api di Rutelli, che ha lanciato la candidatura a presidente dell´ex popolare ed ex pd Piero Squeglia. Dalle parti del Pd ci stanno pensando: un candidato moderato a Caserta per far ripartire da qui anche l´intesa generale con Casini. Ma di mezzo c´è De Mita, ormai salpato in direzione Caldoro: «Il Pd neanche esiste più, lì c´è solo una guerra per bande, e la scelta di uno sceriffo (soprannome ormai calato sulla testa di De Luca, ndr) non è la soluzione ai problemi». Casini ha dato due giorni di tempo per decidere: o Cosentino molla la presa su Caserta o Caldoro rischia. (di Roberto Fuccillo Repubblica Napoli)
martedì 9 febbraio 2010
Campania, Udc-Pdl ai ferri corti Casini: attenti, vado con De Luca
I giochi non sono fatti. In Campania l´Udc potrebbe anche rovesciare il tavolo dell´intesa con il Pdl e passare dall´altra parte. Pier Ferdinando Casini l´ha detto: «Se salta l´accordo per la Provincia di Caserta, salta tutto l´accordo. A quel punto potremmo andare da soli, come in Puglia, o puntare su Enzo De Luca, visto che le componenti della sinistra più estrema si sono distinte dal candidato del Pd». L´epicentro del terremoto politico è Caserta. La storia inizia un anno fa, con le provinciali del 2009: l´Udc appoggia il centrodestra, la coalizione conquista tre province (Napoli, Salerno e Avellino), e l´intesa prevede che un anno dopo, cioè oggi, il mosaico venga completato con la Provincia di Caserta: il designato è il leader Udc della zona, Domenico Zinzi, uno che col centrosinistra si è scottato le mani. Era presidente del Consiglio regionale nel 2002 quando passò dall´Udeur all´Udc. La maggioranza di allora, già guidata da Antonio Bassolino, non gliela perdonò e approvò una norma per sostituirlo a metà mandato. Zinzi se l´è legata al dito. Per di più oggi è anche segretario regionale dell´Udc. Ecco perché domenica il segretario nazionale Lorenzo Cesa è intervenuto a dire che «non ci sono ipotesi di alleanze separate». Messaggio rivolto a Nicola Cosentino, l´uomo che sta terremotando l´accordo con i centristi. Costretto a cedere l´investitura alla presidenza al socialista Stefano Caldoro, il sottosegretario indagato per le testimonianze di alcuni pentiti casalesi ha cambiato rotta, vedendo nell´Udc un alleato di troppo più che un portatore di voti. La questione è esplosa a Caserta, dove Cosentino ha arroccato con le sue truppe sponsorizzando la candidatura a presidente di un suo uomo, il senatore Carlo Sarro, mentre molti sindaci pdl del Casertano premevano per uno di loro. Zinzi invece continua a chiedere il rispetto dei patti. Sabato scorso, al fianco di Caldoro, Cosentino ha ribadito: Caserta e la Regione «sono due piani distinti». Teoria che Cesa gli ha smentito 24 ore dopo. La situazione è complessa: ieri Casini è tornato a vantare le scelte antileghiste dell´Udc nelle regioni del Nord. Proprio mentre il presidente uscente del Veneto, Giancarlo Galan, rimosso a favore del leghista Zaia, riapriva la ferita nel centrodestra: «Un dramma il passaggio del Veneto in mani leghiste». Al Sud potrebbe maturare un nuovo colpo di scena. Caldoro, che tiene ai voti Udc, in queste settimane ha tenuto stretti i contatti con Ciriaco De Mita, e ora cerca di turare la falla: «Bisogna evitare, a partire da noi, ogni inutile polemica nei confronti del partito centrista. Non abbiamo dubbi che è anche questo lo spirito e l´impegno che anima il partito di Casini». Ma a Caserta si va profilando uno scenario che può essere allettante per Casini: una possibile adunanza dei moderati, già avviata dall´Api di Rutelli, che ha lanciato la candidatura a presidente dell´ex popolare ed ex pd Piero Squeglia. Dalle parti del Pd ci stanno pensando: un candidato moderato a Caserta per far ripartire da qui anche l´intesa generale con Casini. Ma di mezzo c´è De Mita, ormai salpato in direzione Caldoro: «Il Pd neanche esiste più, lì c´è solo una guerra per bande, e la scelta di uno sceriffo (soprannome ormai calato sulla testa di De Luca, ndr) non è la soluzione ai problemi». Casini ha dato due giorni di tempo per decidere: o Cosentino molla la presa su Caserta o Caldoro rischia. (di Roberto Fuccillo Repubblica Napoli)
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