sabato 9 aprile 2016

Quando l'amore è un pretesto

Federica Guidi
di Filomena Baratto

Vico Equense - Dopo la lettura di un articolo sul “Corriere della sera” di ieri, ( a scanso di equivoci, l’articolo di Aldo Cazzullo a pagina 6), non ho potuto fare a meno di una riflessione intorno alla donna. La vicenda è quella dello scandalo della ministra Guidi e del compagno Gianluca Gemelli. Suonano con grande stridore le parole della Guidi quando afferma di sentirsi “una sguattera del Guatemala” o quando dice che il compagno non fa altro che chiederle favori. Rileviamo con tristezza che non ci scandalizziamo più, per essere assuefatti a vicende del genere e forse anche più scandalose. E viene a cadere anche il significato di scandalo cioè quel “turbamento della coscienza e della serenità altrui, provocato da azione, contegno, fatto o parola che offra esempio di colpa, di male o di malizia”, visto che oggi troviamo una giustificazione a tutto e mai una colpa per qualcosa. Siamo abituati ai “furbetti del quartierino”, se non fosse per un aspetto che emerge e che ci fa riflettere sul piano umano. Può l’amore diventare così cieco da non distinguere quando dietro un uomo si cela solo un interesse? Può una donna piena di carisma e di capacità, con un ruolo importante, preparata, colta, diventare lo zerbino di un uomo?
 
La vicenda rappresenta quella che è l’attuale situazione della donna nella società di oggi, o forse una condizione mai cambiata e solo vestita con abiti adeguati in ogni epoca. Non si valuta quanto “importante tu sia”, il ruolo che svolgi, resti sempre una donna, un animo fragile e delicato, di facile coercizione, di ubbidienza, in nome dell’amore che sembra sia diventato il boia più accreditato per la fine dei rapporti. Della vicenda colpisce l’imbarazzo che diventa consapevolezza della Guidi al cospetto del compagno, quando percepisce di essere stata sfruttata. La coppia scoppia per aver capito che dietro tante pretese c’erano solo interessi e che, se anche ci fosse stato ancora amore, l’altro avrebbe dovuto avere l’educazione di preservare la compagna da uno scandalo che, si sa, fa soffrire più di ogni altra cosa. E se anche, volendo fare l’avvocato del diavolo, in un primo momento, anche la ministra avesse avuto un qualche interesse di sorta assecondando il compagno, o se, intraprendendo quella strada, non si fosse potuta più tirare indietro, in ogni caso, un uomo non avrebbe messo in difficoltà la propria donna facendola sbattere contro un muro. Sarebbe stato diverso se fossero giunti a quella conclusione insieme, se avessero sbagliato in due, se fosse stato un intento unico per avere in comune l’amore e non viceversa. Sovraccaricare la compagna di ogni onere e difficoltà, sembra una cosa alquanto meschina, oltre che di cattivo gusto, scaturita da un volgare interesse anche se di grande rilievo, trascinando dietro di sé le sorti di altre persone. Ma l’amore non ammette nulla che non sia la sua stessa forza, quella forza interiore, incondizionata che porta verso l’altro. Una forza che ha come nemico il dubbio, la cattiveria, la mala fede, il servirsi dell’altro, il nascondere il proprio disegno rispetto a qualcosa di interesse comune. Sono tutti questi nemici che ne inficiano la sua forza fino a farlo diventare fragilissimo e può rompersi facilmente proprio con la stessa semplicità di quando è nato. La vicenda ci riporta a molti casi in cui l’uomo cerca di servirsi di una donna più potente soggiogandola sul piano affettivo, ne è piena la letteratura come la realtà, ma questa vicenda rispolvera l’aspetto più umano: la debolezza di una donna che in nome dell’amore si lascia andare cercando di avere in cambio l’unica cosa di cui ha bisogno: essere amata. Il bisogno d’amore diventa patologico quando risulta un’attesa da parte dell’altro per i benefici che questi riceve e come unica forza su cui possiamo contare per una nostra incapacità ad amare. L’amore è un atto voluto, inaspettato, gioioso e potente con cui ci relazioniamo con l’altro e dal quale, solo per riflesso, ci aspettiamo la stessa cosa. Molto spesso la donna, in nome di questa attesa, non distingue più nemmeno se la persona che ha davanti è quella che ama o vuole che la ami. Il vero amore è quando ci si incontra a metà strada come afferma Italo Calvino «Mi accorgo che correndo verso Y ciò che desidero non è trovare Y al termine della mia corsa: voglio che sia Y a correre verso di me, è questa la risposta di cui ho bisogno, cioè ho bisogno che lei sappia che io sto correndo verso di lei ma nello stesso tempo ho bisogno di sapere che lei sta correndo verso di me» E si capisce che in nome di questo bisogno una qualsiasi lei è pronta a tutto, tanto da non riuscire più prendere in mano le redini per essere troppo tardi e il gioco troppo alto. Ma il vero amore è scevro da qualsiasi interesse e nasce su un piano alla pari, dove non ci sono queste basi è già claudicante. Mi piace anche come il giornalista e autore conclude l’articolo: “L’Italia resta purtroppo il Paese in cui puoi ereditare un’azienda di successo, puoi presiedere i giovani industriali, puoi diventare il capo di un dicastero che ne vale tre della vecchia Repubblica –Industria, Commercio con l’Estero, Poste e Telecom¬unicazioni); ma alla fine il tuo uomo, le poche volte che ti vede di persona, ti chiede di stirargli le camicie”.

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