martedì 3 novembre 2026

Così Sorrento divenne un'industria turistica

di Santa Di Salvo - Il Mattino

Sorrento - «La «vecchia terrazza di fronte al golfo di Surriento» sta lì dalla metà dell'800, carica di rimandi, ancora viva nel nostro immaginario. Sembra immobile. Ma il valore simbolico le consente di essere continuamente reinterpretata. La sua storia emblematica è quella della nascita di una grande industria della modernità, il turismo. Che nel mondo contemporaneo è diventato anche una delle forme più potenti di produzione culturale. A raccontare il «caso Sorrento» e l'incredibile avventura di due famiglie, i Rispoli e i Fiorentino, restituendo a entrambi i soggetti una centralità sorprendente è la storica Annunziata Berrino nel suo saggio Alle origini del turismo Il Grand Hotel Vittoria a Sorrento dei Rispoli Fiorentino (Il Mulino, 218 pagine, 25 euro), in libreria dal 6 novembre. Narrata dall'interno, con ricchissima documentazione, la coinvolgente storia familiare e imprenditoriale racconta in dettaglio la nascita del turismo moderno nel nostro Sud, grazie a uomini e donne capaci di percepire i cambiamenti e di trasformare l'ospitalità in nuove forme di accoglienza. Se il Grand Tour ha ricevuto molta attenzione storiografica, le trasformazioni successive legate al turismo organizzato soffrono di ricostruzioni troppo lineari. Berrino, all'incontrario, nel saggio lavora per costellazioni, intrecciando tutti gli elementi di un processo in cui mercato e cultura nel secondo 800 si alimentarono reciprocamente trasformando il viaggio in soggiorno, il paesaggio in destinazione, l'ospitalità in industria. Sorrento è uno dei luoghi in cui questa modernità fu elaborata. Tutto parte da Aniello Rispoli, locandiere, nato al Pallonetto, tre mogli e una visione precoce.

 

Già nel 1824 la sua locanda La Sirena accoglieva i travellers in gita nei luoghi del golfo. Poi la Casa del Tasso e nel 1852 l'apertura dell'hotel Rispoli appena fuori la porta d'ingresso a Sorrento. Giacinto Gigante disegnò questa proprietà, una fascia stretta e pianeggiante lungo cui correvano valloni profondi e precipizi sul mare, lo spettacolo romantico entrato nello sguardo dei viaggiatori, sullo sfondo il Vesuvio fumante. Era il primo «hotel» ad avere questo nome alla moda internazionale, non più una villa nobiliare o un casino. Molti ospiti illustri lo descrissero nei loro baedeker come il più bello e confortevole d'Italia. Arredi, cucina, agrumeto, giardini, terrazza a mare, passaggio sotterraneo fino alla spiaggia. Rispoli consolida la sua posizione con il matrimonio della giovane cognata Maria Teresa con Luigi Fiorentino, 29 anni, detto Barbaja, per la somiglianza con l'impresario teatrale. Intraprendente, gestore dell'Albergo della Campagna, notevoli capacità imprenditoriali. Da questo momento si annodano i fili di una parentela su cui si costruirà una fortuna ultracentenaria. Sono gli anni postunitari in cui la costa sorrentina viene investita da una serie di dinamiche sociali ed economiche che la conducono velocemente verso le forme più avanzate di accoglienza turistica, con l'enorme espansione dello spazio dei servizi. L'ascesa dei «fréres Fiorentino» è irresistibile. Il Grande Bretagne di Sorrento è gestito da Ferdinando, Luigi trasforma in hotel sulla Riviera di Chiaia il palazzo dei Medici di Ottajano, Raffaele chiede in sposa Antonietta, la figlia di Rispoli già defunto, anche per salvare una situazione debitoria insostenibile. Un accordo vantaggioso per tutti. Nel 1871 i Fiorentino entrano in ditta e cambiano il nome alla casina sul mare, da hotel Rispoli a La Vittoria. Con gli anni, altri due edifici vengono costruiti, con un giardino d'inverno liberty e arredi Belle Epoque. Villa Vittoria, Villa Favorita in stile chalet svizzero e Villa Rivale. Aggiornandosi continuamente, capaci di comprendere prima degli altri i bisogni della modernità, i fratelli Fiorentino si fanno spazio anche a Napoli con l'acquisizione dell'Hotel du Vésuve, de belgi de Mesnil e Finet. E mentre il Vittoria diventa Grand Hotel e la proprietà passa a Onorato Fiorentino, figlio di Antonietta e nipote di Aniello, Sorrento viene ormai riconosciuta a livello internazionale come la destinazione turistica satellite di Napoli meglio attrezzata. Di questa straordinaria esperienza imprenditoriale prossima a compiere due secoli, Berrino tiene a sottolineare a più riprese il ruolo solidale delle presenze femminili, perno centrale ma totalmente in ombra nel gioco di squadra. Se la storia dell'impresa è anche la storia della famiglia, fondamentale nel saggio è anche l'analisi delle trasformazioni della geografia turistica che «costruisce» i luoghi a misura delle richieste del mercato. La fortuna di Sorrento non è derivata cioè dal suo isolamento, ma dalla capacità di inserirsi al momento giusto in una rete più ampia, trasformandosi in un polo di ospitalità che ancora oggi le viene riconosciuto.

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