giovedì 11 febbraio 2010

Provolone del monaco: anno record

Vico Equense - L’inizio del 2010 conferma il primato del 2009 con la notizia dell’imminente ufficializzazione del marchio Dop dalla comunità europea. Il riconoscimento conferma il crescente ruolo, non solo gastronomico, ma soprattutto economico del Provolone del monaco. Un’ulteriore fase di crescita per il celebre formaggio che il Consorzio di Tutela ha accompagnato durante il complesso iter procedurale a livello comunitario dopo averlo già promosso a grandi livelli attraverso la partecipazione alla decima edizione de «La Grolla d’Oro - Formaggio d’autore 2009» di Sant Vincent in Valle d’Aosta dove la qualità del tipico prodotto caseario ha portato in dicembre alla vittoria di uno degli ambiti riconoscimenti nella categoria dei formaggi a pasta filata, con due nomination su tre. A Saint Vincent la giuria nazionale dell’Onaf ha assegnato la Grolla d’Oro al caseificio La Verde Fattoria di Vico Equense, l’azienda che nell’ambito del consorzio vanta il maggior quantitativo di provolone annualmente prodotti. «Vedere riconosciuto e tutelato a livello internazionale l’impegno profuso da decenni di attività – afferma Giuseppe Albano, titolare dell’azienda casearia ubicata nella frazione collinare di Moiano – rappresenta un traguardo che ci ripaga dei grandi sacrifici sostenuti non solo negli investimenti effettuati nel nostro caseificio, ma anche negli allevamenti all’aperto di monte Comune ed in quello di Ticciano. Ora sappiamo che una scelta che anni fa sembrava contro corrente è invece risultata apprezzata e confortata anche dai riscontri del mercato che sta premiando la qualità del prodotto». Che il Provolone del monaco sia diventato sempre di più un veicolo di promozione del territorio lo si evince anche lungo le strade della penisola e dei Monti Lattari. Agli ingressi di Vico Equense, Sant’Agnello, Massalubrense e Agerola a cura del Consorzio e d’intesa con le amministrazioni comunali locali figura il cartello con la scritta Benvenuti nella culla del Provolone del Monaco a sancire un senso di appropriazione collettiva di uno dei simboli della gastronomia locale, capace di dare nuova linfa economica al settore caseario ed al suo indotto. Lo conferma Vincenzo Peretti, direttore del Consorzio di Tutela: «La qualità crescente del nostro prodotto è un veicolo vincente per contrastare la crisi del settore agricolo e per aumentare la redditività delle aziende produttrici che – continua Peretti – in pochi anni hanno più che triplicato i capi di esemplari di mucca agerolese permettendo di produrre nel 2009 un numero dei provoloni che si avvalgono del marchio dop che è raddoppiato rispetto all’anno precedente a conferma anche della richiesta di un mercato che ha travalicato i confini della Campania». Come è noto il disciplinare di produzione del Provolone del Monaco dop prevede che almeno il venti per cento del latte provenga da mucche agerolesi, il cui numero di esemplari produttivi ha raggiunto i cinquecento capi nei tredici comuni del territorio del Consorzio di tutela. Il resto del latte proviene da mucche delle razze frisona, bruna alpina, jersey, pezzata rossa, ed anche meticcie locali, capaci di produrre mediamente al giorno una trentina di litri di latte. «Forse il mix di materia prima – afferma Raffaele Verde, uno degli allevatori vicani che aderiscono al Consorzio – contribuisce al sapore del provolone che testimonia un’attività secolare nelle nostra zona. Con il marchio europeo speriamo che il settore possa ulteriormente svilupparsi in termini economici ed occupazionali attraverso misure, come quelle del piano casa dedicate all’edilizia rurale, capaci di permetterci di soddisfare la richiesta di latte che proviene dai caseifici». Nel 2009 con il marcio dop sono stati marchiati provoloni per un peso complessivo di 41 tonnellate per un totale di 12mila e 500 esemplari con la pezzatura di 3,2 chili più utilizzata, anche se il peso può variare nella fascia compresa tra i 2,5 e gli 8 chili. Il prezzo medio si aggira sui venticinque euro a chilogrammo con oscillazioni che dipendono anche dalle tre diverse stagionature che spaziano tre i 6-8 mesi, 8-12, fino a giungere ai formaggi più invecchiati che vanno dai 12 ai 18 mesi. (Umberto Celentano il Mattino)

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