domenica 28 aprile 2024

Vannacci e i disabili «separati» Francesca Esposito “Leggere cose simili da madre di una persona con disabilità mi fa orrore”

Vico Equense - Esplode ancora una polemica sul generale Roberto Vannacci, appena candidato alle elezioni europee. Questa volta a far discutere è una frase riguardo la richiesta di classi separate per gli studenti disabili. Il militare si difende: sono state snaturate le mie parole. “Leggere cose simili da madre di una persona con disabilità mi fa orrore – il commento di Francesca Esposito, responsabile area sociale di Marenostrum -. Non lo dico da donna di sinistra, ma da genitore e da cittadina. La scuola, fa sforzi enormi da decine di anni, per poter includere bambini e ragazzi con disabilità e neurodiversità, all’interno delle proprie classi e poi arriva un Vannacci qualsiasi, seguito da ignoranti che in Italia abbondano sempre e inizia a dare consigli strampalati su come gestire disabilità e neurodiversità.” La politica è compatta nel censurare le parole dell'uomo che Matteo Salvini ha voluto candidare a tutti i costi. Perché Vannacci, in varie uscite e soprattutto in una intervista alla Stampa, ha detto di tutto. Da «l'italiano ha la pelle bianca, lo dice la statistica» a «l'aborto non è un diritto», dall'omosessualità che se «ostentata» può essere criticata, a un elogio a Mussolini «statista» fino a «i disabili vanno divisi in base alle loro capacità: credo che classi con "caratteristiche separate" aiuterebbero i ragazzi con grandi potenzialità a esprimersi al massimo, e anche quelli con più difficoltà verrebbero aiutati in modo peculiare».


 

“Il problema di fondo è sempre la poca conoscenza della storia e allora a Vannacci la spiego io – aggiunge Francesca Esposito -. L’Italia è stato uno dei primi Paesi in Europa a superare le scuole speciali. Sino alla prima metà degli anni Sessanta, in Italia le persone con disabilità e neurodiversità, venivano educati nei cosiddetti “Istituti speciali”, come nel resto d’Europa e del mondo. Dunque, il 30 marzo 1971, con l’approvazione della legge n. 118, si stabilì che anche gli alunni con diversità e neurodiversità, dovessero adempiere l’obbligo scolastico nelle scuole comuni, ad eccezione di quelli più gravi. Naturale e scontata conseguenza di questa ventata rivoluzionaria fu la chiusura degli Istituti speciali, disposta con la Legge 360 dell’11 Maggio del 1976, cui seguì l’anno dopo la legge 517 che introdusse in Italia il principio dell’inclusione per tutti gli alunni disabili della scuola elementare e media dai 6 ai 14 anni. Infine, la sentenza della Consulta n. 215/87 sancì il riconoscimento del pieno ed incondizionato diritto allo studio per tutti gli alunni/studenti con disabilità, anche in condizioni di gravità, nelle scuole secondarie superiori. Studiasse e studiassero tutti, perché la storia quando viene dimenticata fa commettere gli stessi errori del passato” conclude Francesca Esposito.

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