sabato 3 ottobre 2026

Il paradosso del "Less is More": il nuovo affondo ironico di De Luca contro la "lunga marcia" di Conte

De Luca - Conte
Salerno - Nella complessa e tormentata architettura del centrosinistra, Vincenzo De Luca ha trovato una nuova formula geometrico-filosofica per descrivere le manovre dell'alleato-rivale Giuseppe Conte: il principio del "less is more". Quella massima coniata dal maestro Ludwig Mies van der Rohe per esaltare il minimalismo e l'assenza di orpelli nell'architettura contemporanea viene oggi mutuata dal governatore campano e ribaltata, con tagliente sarcasmo, sul piano della strategia politica del Movimento 5 Stelle. Durante il suo consueto appuntamento video settimanale, De Luca non ha risparmiato una delle sue celebri e sofisticate stoccate retoriche. Fingendo una "sincera e onesta ammirazione" per la tenacia del leader pentastellato, ha ridefinito la parabola del leader M5S come una vera e propria «lunga marcia per trasferire in politica una norma che vale per l'architettura contemporanea». Il cuore del paradosso de lucano sta tutto nella traduzione pratica del concetto: se nel disegno di un edificio sottrarre elementi decorativi serve a moltiplicare la bellezza e la pulizia della struttura, nella visione ironica di De Luca, applicare il "meno è più" alla politica italiana significa un'altra cosa. Significa perseguire l'ambizioso obiettivo di «trasformare chi ha meno voti nella maggioranza». Un ribaltamento delle regole democratiche tradizionali che il governatore definisce, con evidente intento satirico, «una cosa bellissima» a cui va dato programmaticamente atto.

 

L'affondo di De Luca non nasce nel vuoto, ma si inserisce in un quadro di forti e persistenti tensioni interne all'area progressista. Solo poche settimane fa, lo stesso governatore aveva definito Conte un politico "luciferino", capace di rigenerarsi politicamente cancellando con disinvoltura i passaggi più controversi del suo passato, dall'alleanza di governo con la Lega fino ai nodi del Superbonus. Nello stesso mirino era finito anche il Partito Democratico, accusato di aver offerto all'ex premier «il teatro delle proprie feste» di partito senza controbattere alle sue pretese di leadership o di veti. Dietro la metafora architettonica del "less is more" si nasconde quindi una critica squisitamente numerica e di pesi politici. De Luca contesta la pretesa di forze politiche elettoralmente minoritarie o in calo di dettare le condizioni all'intero perimetro della coalizione d'opposizione, pretendendo di guidare i giochi o di imporre veti identitari sui candidati e sulle alleanze regionali e nazionali. Non è la prima volta che l'esponente campano utilizza categorie estetiche o visive per demolire gli avversari. Nello stesso intervento, De Luca ha stroncato le recenti immagini televisive dei leader dell'opposizione uniti, bollandole come formule da vecchia politica politicante, distanti dai problemi reali dei cittadini. Con la provocazione della "lunga marcia minoritaria", De Luca lancia un severo monito al Nazareno e alle segreterie romane: l'architettura delle alleanze non può reggersi su geometrie invertite dove il "meno" pretende di valere più del "più". Resta da vedere se il minimalismo politico di Conte reggerà alla prova dei fatti e dei numeri reali delle urne.

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