venerdì 2 ottobre 2026

Vico Equense. Piazza Umberto I, il grande vuoto: si discute del cambio nome, ma la targa è scomparsa da anni

Vico Equense - Cambiare nome a una piazza è un atto politico, culturale, a volte identitario. Un dibattito legittimo che ciclicamente infiamma i bar e le aule consiliari di mezza Italia. Anche a Vico Equense, l’idea di pensionare lo storico legame con il Re d’Italia e intitolare Piazza Umberto I a una figura più vicina alla sensibilità contemporanea o alla storia locale potrebbe persino essere considerata una scelta comprensibile, o quantomeno una proposta su cui confrontarsi. Nel frattempo, però, la realtà quotidiana ci sbatte in faccia un paradosso tutto locale: prima ancora di decidere come chiamarla in futuro, ci si è dimenticati di come si chiama oggi. Da svariati anni, infatti, la targa toponomastica ufficiale della piazza è letteralmente scomparsa nel nulla. Il cuore pulsante del centro cittadino, l'incrocio che per generazioni ha rappresentato il punto di ritrovo di residenti e il biglietto da visita per i turisti diretti verso la penisola, si ritrova così "anonimo". Un vuoto visivo che non è solo una svista estetica, ma il simbolo di una piccola, prolungata noncuranza urbana. Il dibattito sul cambio di denominazione di vie e piazze è affascinante. C’è chi preferirebbe legare lo stradario cittadino ai grandi nomi della cultura vicana, dell'economia o della sua identità sociale. Ma la toponomastica non vive solo di delibere e burocrazia; vive soprattutto di pietra, marmo e cura del territorio. Ideare grandi rivoluzioni nominali mentre si tollera che il nome attuale resti invisibile per anni è un controsenso che i cittadini non faticano a notare. Se l’amministrazione o la comunità vorranno avviare un percorso per dare una nuova veste e un nuovo nome a Piazza Umberto I, che lo si faccia. Ma nel mentre si discute del futuro, sarebbe il caso di restituire dignità al presente. Rimettere al suo posto quella targa mancante da troppo tempo non è un optional: è il presupposto minimo di decoro urbano per una cittadina che si professa perla del turismo costiero. Perché una comunità che vuole riscrivere la propria storia sui cartelli stradali, dovrebbe almeno dimostrare di saper conservare quelli che ha già.

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