Fonte: Ilenia De Rosa da il Roma (Foto LaPresse)
Piano di Sorrento - "Bentornati lupi di mare" è una delle frasi gridate al loro arrivo. Sono giunti all'aeroporto di Fiumicino ieri i cinque marittimi italiani della Savina Caylyn, tenuti in ostaggio dai pirati per undici mesi. Giuseppe Lubrano Lavadera, comandante della nave, Crescenzo Guardascione, terzo ufficiale di coperta, entrambi di Procida, Gian Maria Cesaro, allievo di coperta, Antonio Verrecchia, direttore di macchina, ed Eugenio Bon, primo ufficiale di coperta, hanno trovato nella sala transiti, al terminal 3, la calorosa accoglienza dei familiari più stretti giunti ad accoglierli. Abbracci e lacrime di gioia. Tanta commozione ma anche enorme felicità per la fine di un incubo hanno sciolto la lunga attesa e la tensione degli 11 mesi di prigionia. Le scene di commozione, svoltesi in un angolo riservato della sala, hanno comunque richiamato al curiosità e l'attenzione di tanti viaggiatori in transito. I cinque, con la barba lunga, il cappellino della nave grecale in testa, erano visibilmente provati ma anche assai felici. "È finito un incubo: ancora una volta hanno vinto l'amore sull'odio, la vita sulla morte. È stato terribile, ci sono stati vari momenti bruttissimi ma ne siamo usciti fuori: ringrazio di cuore tutti gli italiani che ci hanno aiutato. Un grande ringraziamento al Governo, al ministero degli Esteri, alla nave Grecale, a tutti". Sono le parole, commosse, del comandante della nave Savina Caylyn, Giuseppe Lubrano Lavadera. "Sono provato – ha continuato il comandante - ho tanta voglia di abbracciare i miei familiari e stare con loro. Ringrazio anche il ministero della Difesa ed il comandante della Grecale, Francesco Procaccini, che ci ha tanto aiutato per la liberazionedella nave. Il popolo italiano, dal grande cuore, ci ha sostenuto nei momenti difficili. Ringrazio i procidani, i miei compaesani e la società che ha fatto un grande sforzo economico. Dai pirati, nella prima parte della prigionia, siamo stati trattati abbastanza bene, decentemente, invece dopo 5-6 mesi ci sono stati dei problemi legati alla scarsità di combustibile sulla nave, i rapporti si sono deteriorati e via via interrotti, hanno fatto tanta pressione su noi italiani e meno sui 17 indiani. Sono stati problemi che non intendo menzionare ora perché c'è un procedimento penale in corso e saranno al vaglio della magistratura, non posso entrare nei dettagli. Il mio impegno era quello di riportare l'equipaggio a casa, avevo una grande responsabilità nei confronti delle loro famiglie; ci sono riuscito, ne sono felice, il mio cuore è oggi pieno di gioia".
Dopo l'abbraccio con i familiari più stretti nella sala transiti, successivamente nella hall del terminal si è consumato per i 5 marittimi quello, altrettanto caloroso e commosso, con il grosso dei familiari ed amici giunti a dar loro il bentornato. Applausi, urla di gioia, hurrà, suoni di tromba hanno accolto i cinque accanto a manifesti del tipo "bentornati a casa", "Bentornato Gianmaria". I due procidani, Lubrano Lavadera e Crescenzo Guardascione, sono saliti poi sul pullman, che ha lasciato lo scalo romano alle 13.50, con tutti i procidani per far ritorno nell'isola. "Adesso voglio solo tornare a casa e rilassarmi - ha detto il triestino Eugenio Bon, che farà ritorno a Trieste con un volo in partenza alle 17 - non vedo l'ora di rivedere la mia città: troverò finalmente la Bora ed il fresco dopo il caldo insopportabile che abbiamo sofferto per undici mesi. Se tornerò in mare? Magari sì, su qualche gondola a Venezia". Il più frastornato Gianmaria Cesaro. Ad accoglierlo erano in trenta, tra parenti, amici e amministratori di Piano di Sorrento che sono andati insieme in pullman. Altri ancora l’hanno aspettato in penisola. “E’ stata una grande emozione riabbracciare Gian Maria – ha raccontato il consigliere comunale Antonio Russo – ci siamo commossi tutti. Il ragazzo è molto provato e non ha raccontato nulla dei mesi di prigionia. Anzi, nessuno gli ha chiesto nulla, sotto suggerimento dello psicologo. Il medico, infatti,ha spiegato che per il momento è meglio non fargli ricordare quei momenti. Per adesso è circondato da amici, con i quali sta ridendo, scherzando e da cui si sta facendo raccontare cosa è successo qui durante questi undici mesi. Quando se la sentirà organizzeremo una grande festa cui potrà partecipare tutta la popolazione, ma ora è giusto che stia con i suoi cari”. Vestito di blu, cappellino della compagnia di navigazione, visibilmente dimagrito e con lo sguardo smarrito, Gianmaria Cesaro è arrivato poco dopo le 18 a Piano di Sorrento (Napoli). Un'auto dei vigili urbani e una della protezione civile della sua città hanno scortato il pullmino già da Meta. Ad attenderlo c’era un drappello di parenti e amici, assieme al sindaco Giovanni Ruggiero, nello slargo della chiesa della Trinità, la parte alta di Piano di Sorrento, dove la famiglia Cesaro abita. Un lungo applauso l'ha accolto appena sceso dal pullmino. Ha sorriso e ha ringraziato. A chi gli ha chiesto come stava, Gianmaria ha risposto "Bene, ora sto bene" e alla domanda se nel futuro tornerà a navigare ha risposto "forse. Non lo so. Vedremo". E poi: "Vi ringrazio tutti, la mia famiglia, i miei amici, i miei concittadini, tutti gli italiani. Noi sapevamo che vi stavate muovendo. Lo sentivamo. Sapevamo che non ci avevate abbandonati. E per questo vi ringrazio, tutti". Davanti casa uno striscione, "Benvenuto capitano coraggioso". E poi, come a Roma, gli amici, undici, uno per i mesi in cui è stato lontano da casa.
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