Vico Equense - Largo di Bellaria, il nuovo belvedere ha già un aspetto surreale. Una centralina con cavi telefonici (credo), buttati alla rinfusa per terra, che intralciano il passaggio, con il rischio di inciamparci sopra. A cosa servono quei fili? E perché stanno così? Non lo sappiamo. Ci mancava questo per abbellire una collezione di obbrobri tipici della sciatteria urbana. Un sito, dove gli immancabili tubi neri e grigi fuoriescono ancora dal terreno in ogni angolo, che si fonde con l’arte che esplora la profondità della psiche, lasciando stupito il visitatore. Certo di turisti in questa prima fase di febbraio ce ne sono pochi, anche se nelle vicinanze c’è un albergo, ma chi si trovava a passare ieri ha potuto ammirare quest’opera metafisica di ingegneria telefonica. Basta poi fare pochi passi, per imbattersi in una voragine sul marciapiede, una buca pericolosa fra i sanpietrini che si allarga lentamente. In attesa della messa in sicurezza della maxi-buca che mi dicono sta lì già da parecchio, fate attenzione. Se scampate il fosso, attenti a non incespicare nel filo del telefono. Soprattutto di sera, quando la visibilità è più scarsa, e il reale e il surreale si fondono con il buio.
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