Castellammare di Stabia - Cinque le piste finora prese in considerazione dagli inquirenti per fare luce sull’agguato al consigliere comunale Gino Tommasino. Ipotesi sulle quali gli investigatori stanno acquisendo documentazione, materiale e informazioni non solo a Castellammare. La prima pista emersa è quella del business dei rifiuti e della presunta costruzione di un termovalorizzatore nella zona di Castellammare. Vicenda nella quale è stato ipotizzato un presunto coinvolgimento di Tommasino in veste di mediatore. Ma i riscontri finora non avrebbero incoraggiato molto gli addetti ai lavori. La seconda è quella degli appalti e della gestione delle terme a Castellammare. Gli appalti perché in città starebbero per arrivare consistenti somme per opere pubbliche e progetti di riqualificazione urbane e del lungomare. La terza pista è in qualche modo collegata con la seconda e riguarderebbe appalti e servizi per l’Azienda sanitaria Napoli 5, quella che comprende il territorio di Castellammare e dei comuni della Costiera sorrentina. La quarta pista è quella dei debiti e del presunto giro di usura che avrebbe costretto il consigliere ucciso a chiedere con urgenza un mutuo di 150mila euro. La quinta pista riguarda la lite e le successive minacce. L’ipotesi di una vendetta passionale è stata finora scartata. (il Mattino)Minacce al consigliere, caccia al mandante
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