mercoledì 15 giugno 2011

In seicento all’Università della Terza Età

Fonte: di Mirko Locatelli da il Roma

Vico Equense- Ha ragione Zygmunt Bauman. Come singoli non siamo più protetti dallo Stato ma sempre più esposti alla rapacità di forze che non controlliamo e che non tentiamo neanche di sottomettere. Piaccia o no, la nostra società si è data una regola feroce: emargina chi esce dal ciclo produttivo, qualunque sia la sua età. In altre parole, tende a farne una bolla d’aria, un vuoto a perdere, un uomo senza qualità (come il protagonista del romanzo di Robert Musil). Così, assaporata l'euforia per aver raggiunto la possibilità di godere di un maggior tempo libero, ben presto ci si accorge che quel tempo in più è fumoso, inconsistente e del tutto privo di contenuti. Infatti molte persone restano in balia dello “choc da pensionamento”, della “sindrome da nido vuoto”, della depressione e della “non voglia di comunicare con gli altri”. Insomma, si dice addio al desiderio di proiettarsi nel futuro per mancanza di un progetto di vita. Che cosa si può fare contro tutto questo? Il problema se lo posero nel 1975 a Torino, e alla fine trovarono la soluzione più cultura e socialità, crearono l’Unitre, l’Università della Terza Età. Questa istituzione conta oggi in Italia ben 268 sedi operative, di cui 11 sono sorte in Campania.


Il professor Vincenzo Esposito (nella foto), classe 1928, ne è il coordinatore regionale, oltre che presidente delle Università delle Tre Età della Penisola Sorrentina (Tel. e Fax 0818798510). Dopo 44 anni trascorsi nella scuola, come direttore didattico e dirigente superiore della Pubblica Istruzione, nel 1995 scopre l’Unitre e comincia a diventarne l’animatore. Nel giro di pochi anni apre sedi operative nei sei comuni della zona sorrentina, promuove la fondazione di sedi autonome a Capri e a Castellammare di Stabia, e poi a Cicciano e a San Giorgio a Cremano. Il suo lavoro appassionato si è concentrato soprattutto a Massa Lubrense, Sorrento, Sant’Agnello, Piano di Sorrento, Meta e Vico Equense, dove ci sono circa 600 iscritti (di cui il 70% donne) e si fanno decine di corsi di ogni tipo. «Dai laboratori d’arte e mestieri ai corsi disciplinari, alle conferenze, ai convegni, ai viaggi, alle feste. – spiega Esposito - Il fine? Migliorare la qualità della vita non in modo astratto ma tenendo presente che essa è legata all’ambiente nel quale siamo immersi e che condiziona i nostri comportamenti». L’Unitre dà la possibilità a chiunque, con poca o molta istruzione, di coltivare interessi di istruzione, di aggiornamento culturale, di uso intelligente del tempo libero, di curare conoscenze ed amicizie, di offrire le proprie esperienze agli altri in un rapporto di fraterna condivisione di interessi e di tempo. Com’è facile immaginare, tutto questo è più facile a dirsi che a farsi, senza mezzi economici. E infatti Esposito lo conferma: «In tutte le regioni c’è una legge che finanzia queste attività tranne che in Campania. La nostra è l’unica regione che si limita a finanziare pseudo centri sociali dove gli anziani giocano solo a carte o guardano la televisione. Invece l’Unitre stimola gli adulti ad aprirsi al sociale nell’ottica di un invecchiamento attivo». Facendo leva su un fortissimo volontariato femminile, in questi anni l’organizzazione sorrentina si è trasformata in una palestra di creatività e di inventività. Da Vico a Piano le dinamiche attiviste dell’Università delle Tre Età hanno organizzato decine di corsi, conferenze, viaggi (persino all’estero) e altro ancora. Ma come si finanzia tutto questo? «Gli associati non debbono alcunché per le attività culturali, versano soltanto la quota per la tessera che copre le spese di assicurazione, di affiliazione all’associazione nazionale e di gestione». Esposito e le altre volontarie sono capaci di coinvolgere nelle attività decine di docenti ed esperti al servizio gratuito di centinaia di adulti di ogni età. Il presidente è convinto che il degrado sociale, che ha riflessi sui comportamenti delle persone e sul loro senso civico, si può combattere anche aggregando e impegnando gli adulti in un processo di socializzazione. «Quest’anno si celebra l’anno europeo del volontariato. In Europa si festeggia, ma da noi i finanziamenti europei sono dati a finti corsi e ad aziende fantasma con frodi di miliardi. Questo non è più accettabile. – denuncia Esposito - Operiamo in un campo completamente negletto dalla politica e vi portiamo emozioni, generosità, altruismo che non esistono né nel pubblico né nel privato. Possiamo non solo dare sapere e impegnare mentalmente le persone, ma anche produrre cultura contribuendo al progresso sociale dei nostri associati e della più vasta comunità alla quale apparteniamo». Da quest’anno l’Unitre sorrentina ha promosso la pubblicazione del periodico “In Comune” e di Quaderni tematici con i contributi degli associati. L’iniziativa è partita da Vico Equense dove sono operanti tre laboratori. Dall’autobiografia alla storia locale, dalla pianificazione turistica alla cura di sé e degli altri: i Quaderni, a carattere monografico, serviranno come traccia dei convegni promossi sugli argomenti trattati. «Nel programma che ci siamo dati, non poteva mancare la cura della memoria come elemento fondante dell’individuo come soggetto sociale. La costituzione del laboratorio di autobiografia, i racconti di vita, al di là dell’intenzione di chi li narra o di chi li ascolta, sono rivelatori di saggezza, poiché informano il narratore circa la sua particolare modalità di stare al mondo». L’Unitre, continua Esposito, si propone di «salvare l’uomo moderno dalla solitudine, per mezzo di una cultura che formi alla responsabilità individuale e sociale». Per i pensionati e le casalinghe l’educazione permanente può significare un recupero delle conoscenze, un aggiornamento, la conquista della capacità di comprensione e di valutazione dei fatti e maggiori opportunità per assumere decisioni meditate. Potrà significare anche apprendere meglio ad aver cura di se stessi e conoscere gli strumenti più adatti per aiutare gli altri. «Il nostro – conclude Esposito - è un messaggio con finalità educative e di utilità sociale. Vogliamo far capire alle persone non più impegnate nel lavoro produttivo che il tempo libero, che una volta era un privilegio degli aristocratici, è la migliore risorsa di cui può e deve approfittare chiunque ami la vita e ami se stesso».

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