venerdì 9 agosto 2013

Faito, fu pagato quattro milioni: ora serve il doppio per rilanciarlo

Fonte: Fiorangela D’Amora da Metropolis 

Da quando il “complesso immobiliare Monte Faito” è passato nelle mani di Regione e Provincia, non è stato speso un solo euro per la montagna. Il paradosso che oggi vive la principale vetta dei monti Lattari sta tutto nelle cifre spese ed investite dagli enti oggi proprietari. Se anche durante il mese di agosto salire sul Faito significa vivere una montagna fantasma, senza servizi e pochissima accoglienza, lo si deve soprattutto al disinteresse delle istituzioni. L’altra faccia della medaglia invece mostra la volontà di chi ancora crede nel Faito, di chi ha investito, di chi continua a viverci tutto l’anno garantendo i servizi minimi ai pochi turisti che ancora arrivano. Ma andiamo con ordine e partiamo dai numeri. La compravendita. Il Faito fu acquistato, o meglio il “complesso immobiliare” con delibera numero 2262 della Giunta Regionale della Campania riunita il 30 dicembre 2006 per la cifra di 2milioni 343.494 mila euro. L’importo comprende l’acquisto, a firma dell’allora Governatore Bassolino del 50 % di un patrimonio che comprende “immobili adibiti a funzioni sportive e ricreative e 420 ettari boschivi” L’altra metà venne acquisita contemporaneamente dalla Provincia. L’atto di passaggio dalla Fintecna Spa alla nuova proprietà si formalizza il 5 febbraio del 2007. Da quel momento nè Regione né Provincia spenderanno più un euro per valorizzare l’acquisto appena fatto. Anzi, la storia parla di continui tagli, appelli lasciati cadere nel vuoto, di piccoli e grandi interventi mai realizzati. La Funivia. L’ultima vicenda in ordine di tempo riguarda la Funivia che porta al Monte Faito. Un mezzo di trasporto per la Regione, che visti i costi di gestione 710 mila euro circa, visti gli introiti pari 95mila euro e viste le spese previste per l’ammodernamento dell’impianto pari 1milione e 500 mila euro circa ( riguardanti la creazione di accessi per persone con disabilità e adeguamento alle nuove norme antisismiche), si è pensato di non riaprire.
 
Un conto semplice insomma, un’addizione che tutti saprebbero fare. Una cifra forse troppo alta considerato che per qualche spicciolo in più l’Ente di Palazzo Santa Lucia qualche anno prima aveva addirittura acquistato tutta la montagna. Non c’è da biasimare i dirigenti regionali, che nel loro ruolo di burocrati hanno fatto bene i conti. Non c’è da biasimare quelli provinciali che pure i conti li sanno fare. L’altra via d’accesso al Monte Faito sono le due strade, e per entrambe la situazione è altrettanto complicata. Dai tratti grotteschi, per quella che parte dal comune di Castellammare. Secondo gli addetti ai lavori infatti nel passaggio di proprietà da Fintecna a Regione e Provincia la strada non compare nell’atto di compravendita. L’unica cosa certa sono gli interventi, anni fa, realizzati dall’amministrazione stabiese. Di fatti ad ora la strada resta in totale abbandono con alberi tagliati, tronchi sulla carreggiata, piccoli smottamenti di terreno, buche profonde. Un versante che potrebbe cedere da un momento all’altro, frane di piccola entità che si verificano ogni giorno e che lasciano con il fiato sospeso chi vive ai piedi della montagna. Tra i soggetti parte integrante della triste storia del Monte Faito non fanno parte soltanto i Comuni e gli organi provinciali e regionali. L’unico ente che se potenziato potrebbe vivere il territorio è il “Parco regionale dei Monti Lattari”. Il suo presidente Giovanni Guida, nominato poco più di un anno fa conosce a fondo i problemi del territorio che lui ha il compito di promuovere e difendere, ma allo stesso tempo dice di avere le mani legate. “In organico noi abbiamo una persona a tempo pieno e tre che vengono a giorni alterni. Non abbiamo un direttore e i nostri progetti dormono nei cassetti di qualche dirigente. Ad oggi senza una riorganizzazione generale del sistema il Parco non ha i mezzi per intervenire”. Gli imprenditori del Faito spingono perché la gestione passi al Parco, una possibilità irrealizzabile ora secondo Guida. “Se gli atti regionali saranno trasformati in realtà noi abbiamo tutto l’interesse nel promuovere e valorizzare e gestire il Faito. I documenti che ci sono adesso sono molto datati, c’è la necessità di sedersi tutti attorno ad un tavolo e programmare il futuro”.

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