Vico Equense - Torna a infiammarsi il dibattito politico e sociale a Vico Equense attorno al project financing da quasi 14 milioni di euro destinato alla riqualificazione e alla messa in sicurezza del litorale di Marina di Aequa e Tordigliano. Al centro dell'ultima polemica c'è l’incontro ufficiale fissato per il 4 settembre, un appuntamento che ha sollevato forti reazioni ma anche necessarie precisazioni sulla sua reale genesi e sulle posizioni dei protagonisti. A riaccendere i riflettori sulla vicenda è stato il senatore del Movimento 5 Stelle, Orfeo Mazzella, da tempo schierato al fianco dei comitati civici e ambientali contrari al progetto. Attraverso una nota ufficiale, il parlamentare ha espresso dure critiche nei confronti dell'amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Aiello, definendo la convocazione del 4 settembre come un “tavolo a porte chiuse”. Secondo l'esponente pentastellato, la scelta di limitare il confronto ai soli consiglieri comunali e ai privati proponenti rappresenterebbe il metodo più eloquente per "tenere fuori i cittadini, i comitati e chi quel litorale lo vive ogni giorno", negando di fatto lo spazio pubblico richiesto a gran voce tramite l'istituzione di un consiglio comunale monotematico aperto. Fonti vicine all'amministrazione e agli organizzatori delineano tuttavia un quadro parzialmente diverso sulla natura dell'evento, smentendo l'ipotesi di un "blitz" decisionale del primo cittadino. L'incontro del 4 settembre non nasce infatti da un'iniziativa unilaterale del sindaco Aiello, bensì da una formale richiesta avanzata dagli stessi imprenditori privati promotori del progetto.
I proponenti avevano manifestato la volontà di incontrare e interloquire direttamente con tutti i consiglieri comunali (sia di maggioranza che di opposizione) già agli inizi del mese di agosto. La convocazione è stata poi posticipata alla prima settimana di settembre per la concomitanza con la pausa estiva e le vacanze d'agosto. Nonostante l'invito formale a partecipare sia stato esteso anche a lui per permettergli di esporre le proprie contrarietà, il senatore Mazzella ha respinto fermamente l'offerta, annunciando il proprio boicottaggio del tavolo tecnico. «A queste farse io non ci sto», ha dichiarato duramente Mazzella. «Chiedo, ad alta voce e ancora una volta, la convocazione di un consiglio comunale monotematico sul progetto: un'assise pubblica in cui possano finalmente essere ascoltate la voce dei cittadini e quella delle associazioni del territorio. Il rifiuto di questo confronto diretto è la prova più evidente che il Sindaco Aiello teme i propri cittadini e gli stakeholder». Il parlamentare ha poi concluso con un messaggio perentorio rivolto al primo cittadino: «Lo dico con chiarezza: ci vedremo soltanto lì, in un'assise comunale che abbia all'ordine del giorno una discussione pubblica e trasparente sul project financing di Marina di Aequa. Non altrove». Le dichiarazioni del senatore Mazzella aprono tuttavia un dibattito di natura strettamente tecnica e istituzionale sulle reali dinamiche della pubblica amministrazione. Dal punto di vista del diritto degli enti locali (regolato dal Testo Unico sugli Enti Locali - TUEL), un senatore della Repubblica non ha alcun potere formale di convocazione o di richiesta diretta di un consiglio comunale. La legge attribuisce questa prerogativa esclusivamente al Sindaco, al Presidente del Consiglio Comunale o a una quota qualificata di consiglieri comunali in carica (almeno un quinto). La richiesta di un parlamentare assume dunque un valore unicamente politico ed emotivo, ma privo di efficacia vincolante per gli uffici municipali. Inoltre, vi è un fraintendimento tecnico sulla natura stessa del consiglio comunale "aperto" o "monotematico". Secondo i regolamenti della quasi totalità dei Comuni italiani, l'assise consiliare è un organo istituzionale riservato al dibattito e al voto dei rappresentanti eletti. Anche qualora il consiglio venisse convocato, i cittadini e il pubblico presente tra i banchi non avrebbero per legge alcun diritto di parola o di intervento nel dibattito, a meno che lo statuto comunale non preveda una specifica e complessa deroga per la modalità "aperta". In un consiglio standard, a parlare e a determinare le sorti del project financing sarebbero unicamente i consiglieri comunali. Il paradosso istituzionale, dunque, si consuma nel fatto che lo strumento del Consiglio Comunale invocato da Mazzella per dare voce al popolo si rivelerebbe, nei fatti, un dibattito blindato per i soli eletti, mentre il tavolo informale rifiutato dal senatore avrebbe rappresentato una sede di confronto più fluida, sebbene non deliberativa. Resta da capire se il faccia a faccia del 4 settembre tra il consorzio di imprese e i consiglieri comunali basterà a sbloccare l'iter della trattativa o se il muro contro muro istituzionale finirà per irrigidire ulteriormente le posizioni sul futuro della Marina di Aequa.

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