Vico Equense - Nel dibattito pubblico digitale siamo ormai abituati a vedere nascere e morire "fermenti politici" nello spazio di un clic. L'ultimo esempio ci arriva dal commento di un utente social — che si firma Giovanni D'Esposito ma che ha tutte le caratteristiche di un profilo fake — il quale ha sentito il bisogno di scagliarsi contro un nostro articolo, liquidando il nostro lavoro come "sicuramente di parte". Secondo questa narrazione, la nostra pagina starebbe ignorando una presunta ondata di "persone oneste e competenti" pronte a spazzare via i "privilegi di pochi". L'episodio merita una riflessione che va oltre il singolo commento, perché svela il paradosso perfetto della propaganda social contemporanea e tocca direttamente la credibilità della nostra pagina. Il primo cortocircuito è logico e morale: si accusa il nostro pezzo di non essere firmato — una scelta che da sempre, nella storia del giornalismo, risponde a precise linee editoriali per i fondi, i corsivi o le note di cronaca espressione dell'intero giornale — e lo si fa protetti dallo scudo dell'anonimato digitale. È l'incoerenza di chi pretende trasparenza da noi mentre nasconde la propria identità dietro uno schermo, dimenticando che un giornalista risponde a codici deontologici, a leggi sulla stampa e ci mette la faccia ogni giorno sul web, mentre il profilo fake risponde solo a se stesso. Il punto centrale, tuttavia, riguarda la sostanza di questo millantato rinnovamento. Il lettore in questione ci accusa di ignorare un "nuovo fermento", ma la realtà del nostro lavoro sul territorio ci dice che questa mobilitazione, fuori dalle bacheche Facebook o dalle sezioni commenti, risulta praticamente invisibile.
Non si vedono piazze, non si incontrano comitati, non si leggono programmi concreti e non si intercettano dibattiti reali. Questo movimento sembra esistere esclusivamente nei pixel di una bolla virtuale, alimentato da slogan ripetitivi, ma privo di qualsiasi riscontro tangibile nella vita quotidiana della comunità. La vera competenza e l'onestà si dimostrano con i fatti e con la trasparenza delle proprie azioni alla luce del sole. Non si autoproclamano nei commenti sotto i nostri post per cercare visibilità facile. Chi mira davvero a un'amministrazione vicina alla comunità scende in campo apertamente, si fa riconoscere e accetta il confronto democratico, anche con la stampa. Liquidare il lavoro giornalistico come "di parte" ogni volta che le notizie o le analisi non piacciono è il più vecchio dei trucchi. Noi continueremo a fare il nostro mestiere raccontando i fatti reali e visibili. Per cambiare le cose non bastano i Like o i commenti di profili fantasma: serve una presenza reale, credibile e verificabile. Requisiti che questo fermento invisibile, ad oggi, deve ancora dimostrare di possedere.

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