Ci hanno definiti un “giornalino” nel maldestro tentativo di sminuirci. Ma quando l’offesa arriva da quello che, a tutti gli effetti, si sta profilando come un comitatuccio chiuso, settario e numericamente irrilevante, la critica si trasforma nel più esilarante dei complimenti.
Vico Equense - C'è un vecchio adagio che recita: "La grandezza di una persona si misura dai suoi nemici". Se questo vale anche per l'editoria e il dibattito pubblico, oggi possiamo ritenerci profondamente soddisfatti. Essere additati con sufficienza da un organismo che brilla per assenza di contenuti e sovrabbondanza di boria è la conferma che stiamo facendo bene il nostro lavoro. Il termine "giornalino", usato con quel tipico paternalismo di chi non sa come ribattere nel merito, tradisce in realtà una profonda debolezza. È il riflesso incondizionato di un comitatuccio dall'animo profondamente settario, un piccolo club privato che si muove con dinamiche di casta. Parliamo di un gruppo del tutto privo di empatia, incapace di ascoltare i bisogni reali della comunità o di sintonizzarsi con le sensibilità di chi la vive ogni giorno. La loro specialità? Escludere a priori. Chiunque non sia allineato al loro ridotto pensiero, chiunque osi porre domande o proporre una visione alternativa, viene immediatamente respinto. Questo è il loro "modus operandi": erigere barriere, chiudersi a riccio nella propria autoreferenzialità e guardare il resto del mondo dall'alto in basso. In questo quadro si inserisce anche la parabola grottesca di coloro che criticano aspramente questo sistema, salvo poi farne attivamente parte. Un'incoerenza di fondo imperdonabile. Peccato che, a guardarli bene, dietro questa facciata di finta autorità ci sia il deserto.
Se oggi si facesse una conta reale delle persone che questo comitatuccio rappresenta, probabilmente scopriremmo che non esiste neanche. È un fantasma burocratico, un gigante d'argilla che si regge solo sulle proprie auto-attestazioni di importanza, ma che nei fatti non ha dietro nessuno. Quattro gatti che giocano a fare i decisori, faticando a riempire persino un tavolo di fila, figuratevi una piazza o il sentimento di una comunità. La verità è che questo "giornalino" ha un difetto imperdonabile per chi è abituato al silenzio assordante del proprio salotto: ha una voce, è aperto a tutti e, soprattutto, viene letto. Se fossimo davvero così irrilevanti, se le nostre pagine fossero solo carta straccia, per quale motivo un comitato così "elevato" (e così invisibile) avrebbe dovuto disturbarsi a commentare? Perché tanta bile per un semplice "giornalino"? La risposta è semplice, quasi banale: le parole fanno male a chi ha il vuoto assoluto nelle idee e i numeri a zero. Questo "giornalino" continuerà a fare il suo mestiere con quel pizzico di ironia che serve a seppellire la presunzione dei piccoli mondi. Al "comitatuccio" settario e fantasma, invece, auguriamo buon lavoro: ne avranno bisogno per contarsi e, finalmente, accorgersi di quanto sono rimasti soli.
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