giovedì 10 settembre 2026

Vico Equense, il "caso" del Percorso degli Olimpionici: quel voto al buio è davvero valido?

Vico Equense - Lo strappo consumatosi nell’aula consiliare di Vico Equense, con l’abbandono dei banchi da parte dell’intera minoranza, ha aperto un caso politico che va ben oltre il merito del progetto da 5 milioni di euro per il "Percorso degli Olimpionici". Al centro della tempesta c’è una domanda che rimbalza tra i corridoi del municipio e i cittadini: è giuridicamente valido il voto espresso dalla sola maggioranza su un atto privo degli allegati tecnici fondamentali al momento della consultazione? Per capire come sia stato possibile autorizzare la votazione e se questa possa reggere a un eventuale ricorso al TAR, occorre analizzare la vicenda sotto il profilo del diritto amministrativo e dei regolamenti che governano gli Enti Locali. Il Presidente del Consiglio Comunale ha la facoltà di dichiarare aperta la votazione se reputa che l’ordine del giorno sia stato formalmente rispettato e che il numero legale sia garantito, un requisito che in questo caso è stato mantenuto grazie alla presenza della sola maggioranza rimasta seduta. Di fronte alle vibranti proteste della minoranza per la mancata disponibilità degli schemi progettuali e delle relazioni tecniche sulla piattaforma del Comune, la Presidenza ha giustificato l'accaduto parlando di un mero problema nel caricamento dei file. Di fatto, l'atto principale era visibile online, ma risultava completamente spoglio di tutti i documenti allegati necessari a comprenderne l'impatto reale.

 

Dal punto di vista della maggioranza, la necessità di approvare la delibera senza rinvii era strettamente legata alla scadenza perentoria dei fondi CIS (Contratti Istituzionali di Sviluppo). Bloccare l'aula avrebbe significato, secondo la linea difensiva dell'amministrazione, rischiare di perdere un finanziamento milionario per una pista ciclopedonale strategica. Per questa ragione, i consiglieri di maggioranza hanno scelto di procedere speditamente, rinunciando di fatto al dibattito interno pur di blindare l'atto amministrativo prima della scadenza. La risposta non è affatto scontata e risiede nel delicato equilibrio tra l’efficienza dell'azione amministrativa e il diritto all'informazione dei consiglieri, espressamente sancito dall'Articolo 43 del Testo Unico degli Enti Locali (TUEL). Secondo una consolidata giurisprudenza del Consiglio di Stato e dei vari Tribunali Amministrativi Regionali, la messa a disposizione della sola delibera "scheletrica", senza i relativi allegati tecnici che ne costituiscono la sostanza integrativa, può equivalere a una parziale o totale inaccessibilità agli atti del Consiglio comunale, traducendosi in una grave violazione del diritto di elettorato passivo dei consiglieri. I giudici amministrativi hanno più volte ribadito il principio della consapevolezza del voto, chiarendo che l'ostensione dei documenti allegati non è un semplice orpello burocratico. Se un rappresentante dei cittadini viene privato delle planimetrie, delle relazioni economiche o dei dettagli esecutivi nei termini stabiliti dal regolamento comunale, viene meno la condizione stessa per esprimere una preferenza informata, rendendo impossibile anche il controllo da parte degli stessi membri di maggioranza. Se venisse accertato che l'assenza degli allegati ha oggettivamente impedito l'esame approfondito dell'opera da 5 milioni prima dell'appello in aula, l'atto votato potrebbe essere considerato viziato per violazione di legge e per eccesso di potere. Un simile scenario esporrebbe la delibera a un rischio concreto di annullamento qualora l'opposizione decidesse di presentare un ricorso formale. Liquidare la mancanza degli allegati sulla piattaforma digitale come un banale disguido burocratico rischia di creare un precedente pericoloso per la vita democratica dell'ente. Se bastasse caricare un testo base per legittimare la votazione di piani economici milionari all'insaputa dei dettagli costruttivi ed economici, verrebbe meno lo spirito stesso dell'istituzione consiliare, ridotta a un semplice organo di ratifica formale delle decisioni della Giunta. Se da un lato la maggioranza rivendica la responsabilità di aver salvato un'opera strategica per il territorio, dall'altro resta il dato di un'approvazione lampo priva di trasparenza. La partita del "Percorso degli Olimpionici" potrebbe non essere affatto finita in aula, ma destinata a trasferirsi nelle aule della giustizia amministrativa.

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