Vico Equense - La pizza napoletana vanta una storia secolare e un disciplinare rigoroso, ma c’è un luogo in Campania dove l’arte bianca ha saputo tracciare un percorso alternativo e straordinariamente identitario. A Vico Equense, la celebre variante locale è diventata una vera e propria pizza di comunità, blindata dal prestigioso riconoscimento della De.Co. (Denominazione Comunale di Origine). Una sintesi perfetta tra radici storiche e spinta innovativa, capace di aprirsi al mondo partendo dal cuore della Penisola Sorrentina. A raccontare la forza di questo fenomeno è Carmen Bizzarri (foto), Professore Associato di Geografia Economica presso l’Università Europea di Roma, che evidenzia come il successo di questa realtà non risieda unicamente nel prodotto, ma nello straordinario ecosistema umano e sociale nato intorno alla manifestazione “Pizza a Vico”, nata otto anni fa e ormai proiettata verso il traguardo della sua nona edizione. Nata dalla spinta e dalla volontà della comunità dei pizzaioli locali, l’evento coinvolge ogni anno circa trenta maestri dell'arte bianca, guidati dallo spirito di collaborazione dell'Associazione Pizza a Vico, presieduta da Michele Cuomo, e supportati dalla rete dei commercianti locali con la presidente Margherita Aiello. Ogni stand della manifestazione si trasforma in un piccolo laboratorio creativo. Accanto all'intramontabile pizza Margherita — preparata rigorosamente con il fiordilatte e gli ingredienti d'eccellenza del territorio — i pizzaioli presentano una creazione inedita. Una sfida amichevole e virtuosa che stimola la ricerca senza mai recidere il cordone ombelicale con la tradizione. Negli anni, questo approccio ha trasformato la festa in un solido modello culturale mirato alla valorizzazione consapevole delle micro-eccellenze locali, ampliando la visione oltre la semplice degustazione. Il progetto ha recentemente valicato i confini nazionali per misurarsi con la dimensione globale.
La prima storica tappa internazionale ha toccato Boston (USA), riscuotendo un successo travolgente. Portare la "Pizza a Vico" oltreoceano ha significato far scoprire a una platea internazionale una tradizione profondamente campana, dimostrando la straordinaria capacità del cibo di unire culture e curiosità diverse, facendosi ambasciatrice dei valori e dell'identità di un intero territorio. I dati della kermesse parlano chiaro: in soli tre giorni l'evento accoglie circa 40.000 visitatori. Eppure, l'aspetto più sorprendente si nota il mattino seguente: le strade di Vico Equense si presentano impeccabili, perfettamente pulite e prive di disordine. Un traguardo di civiltà che testimonia il senso civico di chi partecipa e dimostra come un grande evento popolare possa tramutarsi in un modello di gestione ecologica e sostenibile. Ma la sostenibilità di "Pizza a Vico" non è solo ambientale, è soprattutto sociale. Il ricavato della manifestazione, al netto delle spese vive, viene interamente devoluto a progetti sociali e iniziative di utilità collettiva sul territorio. La pizza cessa così di essere un semplice alimento e diventa un collante etico, un motore economico che nutre il benessere autentico della comunità. Il segreto della longevità e del fascino di questa manifestazione risiede in un paradosso virtuoso: “Pizza a Vico” non è nata per i turisti, ma per la comunità locale. È proprio questa viscerale autenticità, questo suo essere radicata nelle mani e nelle storie delle persone del posto, a renderla irresistibile agli occhi dei visitatori esterni. Un racconto a cerchi concentrici che narra la Campania più vera attraverso i suoi sapori, le sue persone e la sua inesauribile passione.

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