giovedì 10 settembre 2026

Pozzuoli2028: l’arte come atto pubblico. La candidatura riparte dalla città e dalle sue ferite

Dopo il silenzio seguito agli eventi di luglio, la città rilancia ufficialmente la propria candidatura a Capitale italiana dell’Arte contemporanea. 

Pozzuoli - A pochi giorni dalla designazione ufficiale delle città finaliste, Pozzuoli rilancia la sua candidatura a Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2028. È Paolo Lubrano, direttore del progetto “La Città delle Fragilità creative” inviato a giugno al MIC e adesso al vaglio finale della commissione esaminatrice, a rendere pubbliche le motivazioni che rendono attuale e necessario l’intervento culturale, proposto prima del drammatico evento sismico dello scorso 31 luglio. «Ci siamo imposti il silenzio – spiega Lubrano – con un tempo di rispetto imprescindibile per il disagio del territorio e le necessità tangibili ed urgenti dei cittadini. Un tempo sospeso che non ha fermato il nostro lavoro e che ci ha consentito di ridefinire il senso profondo della nostra candidatura nata prima del terremoto e chiamata poi a misurarsi direttamente con esso». Una sottolineatura che intende confermare ufficialmente la continuità della corsa di Pozzuoli, che prosegue con rinnovata determinazione in uno scenario mutato ed articolato in cui «ciascun ambito territoriale – continua Lubrano – è chiamato a svolgere la propria parte, dalle istituzioni nel garantire la sicurezza, alla politica nel coordinarne i processi ai corpi civici nell’offrire sostegno alla popolazione fino alle arti e alla cultura che devono inserirsi nel contesto sociale per partecipare alla ricostruzione morale e civile della comunità, ponendosi come architrave strutturale piuttosto che come semplice decorazione o elemento palliativo».


La candidatura di Pozzuoli a Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2028, in questo rinnovato contesto, trae forza autentica proprio dalle recenti ferite che hanno colpito la quotidianità, l'economia e l'identità dei suoi cittadini. «Lontano dall'essere una semplice parentesi consolatoria o un'operazione d'immagine – aggiunge Lubrano – il progetto si propone come una leva strategica per restituire verità alla narrazione del territorio e rilanciarlo nel dibattito nazionale. Superando l'idea dell'arte come cura palliativa per i traumi collettivi, la nostra proposta intende utilizzare i linguaggi contemporanei per stimolare una presa di coscienza radicata, linguaggi capaci persino di dare voce alle assenze e alle criticità dimenticate dai media». Forte del sostegno compatto sottoscritto da numerose realtà pubbliche e private dell'area metropolitana di Napoli, la sfida di Pozzuoli2028 trasforma così la vulnerabilità in una piattaforma di riscatto pubblico e coesione sociale. «In questo mese di tempo sospeso – conclude Paolo Lubrano – si è consolidato un segnale di grande rilevanza istituzionale e sociale: numerose città dell’area metropolitana di Napoli insieme a molteplici realtà pubbliche e private hanno manifestato profonda vicinanza al territorio e al nostro progetto. Questo progressivo ampliamento della rete di partner e sostenitori a supporto di Pozzuoli2028 attesta la vitalità e la necessità della candidatura, dimostrando come la città continui ad esercitare una forte capacità attrattiva e aggregativa, sostenuta da una comunità coesa che può trovare anche nella condivisione culturale la forza per ripartire». 

Lettera aperta 

Pozzuoli2028: l’arte come atto pubblico. La candidatura riparte dalla città e dalle sue ferite 

Dopo la scossa del 31 luglio abbiamo scelto il silenzio. Un tempo necessario per rispettare il disagio del territorio, ma utile anche per interrogarci su quale forma dare a una candidatura nata prima di quel giorno e che ha dovuto necessariamente misurarsi con esso. Oggi vogliamo essere chiari: siamo ancora candidati, siamo in corsa e non ci fermiamo. In un momento come questo, ogni funzione ha il proprio compito. Le istituzioni operano sulla sicurezza; la politica coordina; i corpi civici sostengono. L’arte, per come la intendiamo, partecipa alla ricostruzione morale e civile della comunità. È architrave, non decorazione né cura palliativa Quanto è accaduto a Pozzuoli non ha prodotto soltanto paura, ma ha inciso concretamente sulla vita delle persone, sulle case, sulle attività, sulla percezione del futuro e sul rapporto stesso con la città. La candidatura a Capitale italiana dell’Arte contemporanea trova qui il suo significato più forte e necessario. Non come iniziativa separata dalla condizione presente, né come parentesi consolatoria, ma come strumento capace di rimettere Pozzuoli al centro dell’attenzione nazionale e di restituire complessità, continuità e verità alla sua rappresentazione. In questo quadro, dobbiamo liberarci da una retorica troppo frequente: quella dell’arte chiamata a “curare”, a lenire o a tradurre emotivamente un trauma. Non è questo il compito che possiamo affidarle. L’arte può avere qui una funzione più precisa e radicale: generare attenzione, produrre conoscenza, dare forma pubblica al presente e modificare il punto di osservazione dal quale il Paese guarda Pozzuoli. L’arte contemporanea diventa, dunque, un dispositivo di rappresentazione e di presa di parola. Non semplicemente un contenuto da esporre, ma una forza capace di attivare un racconto, convocare interlocutori, aprire uno spazio mediatico e culturale diverso. Paradossalmente, potremmo persino annunciare un’opera e non esporla: se quell’opera fosse capace di rendere visibile un’assenza, un’interruzione o una condizione che oggi rimangono fuori dal racconto nazionale, avrebbe già assolto una parte decisiva della propria funzione. Non si tratta di piegare l’arte a un uso meramente promozionale, ma di riconoscerne consapevolmente la funzione pubblica. Di assumerla come linguaggio culturale attraverso il quale Pozzuoli possa prendere posizione nel proprio tempo e chiedere di essere guardata per ciò che realmente è, non per ciò che una narrazione episodica e distante ha lasciato intendere. La candidatura, allora, non deve limitarsi a raccontare che a Pozzuoli accadranno delle cose. Deve diventare essa stessa un atto: il mezzo attraverso cui la città torna a rappresentarsi, a dichiarare la propria condizione e a reclamare attenzione. Non malgrado ciò che sta vivendo, ma a partire esattamente da lì. In questo mese di silenzio è accaduto anche dell’altro, un segnale fondamentale: molte città dell’area metropolitana di Napoli e numerose realtà pubbliche e private si sono strette attorno a Pozzuoli. Questo rafforzamento del network virtuoso di partner e sostenitori di Pozzuoli2028 dimostra che la nostra candidatura è viva, condivisa e necessaria. È la prova che Pozzuoli esercita una capacità attrattiva unica, a dispetto – o forse proprio grazie – alle sue numerose ferite.

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