martedì 22 settembre 2026

Il Giancarlo Siani che non ti aspetti: il Ficus di Moiano e la lezione di eleganza di un amico speciale

Vico Equense - A ridosso del 23 settembre, i mass media di tutta Italia si fermano per ricordare Giancarlo Siani, il cronista de Il Mattino barbaramente ucciso dalla camorra nel 1985. In un mondo oggi dominato da smartphone, notifiche e ritmi frenetici, quarantun anni sembrano più di un secolo. Eppure, oltre l'eroe civile e il giornalista d'inchiesta che la storia ha giustamente consegnato alla memoria collettiva, esiste un Giancarlo più intimo, quotidiano e solare. A restituircelo è il collega Umberto Celentano, storico corrispondente da Vico Equense, che con Siani ha condiviso gli esordi professionali, i sogni di gioventù e una profonda amicizia nata tra le sale dell'Hotel Aequa. Prima ancora di diventare il cronista di Torre Annunziata, Giancarlo era una delle colonne del mensile Il Lavoro del Sud, periodico della Cisl stampato a Napoli grazie all'intraprendenza di Francesco Pinto. Già allora, Siani dimostrava un'intuizione fuori dal comune per le dinamiche della comunicazione locale. Nel 1984, ispirandosi ai "tazebao" delle grandi città, propose a Celentano di creare "Weekend", un periodico-manifesto in formato 50x70. Diffuso gratuitamente in bar, negozi e stazioni della Penisola Sorrentina, il foglio raccoglieva orari dei treni, turni delle farmacie, eventi e persino le campagne antidroga dell'allora USL 36. Giancarlo non solo ne ideò il nome, ma disegnò personalmente il gabbiano posizionato al centro della testata, rivelando un talento innato come grafico e illustratore. La distribuzione del manifesto avveniva porta a porta, spesso a bordo della sua leggendaria Citroën Mehari. Il legame tra i due giornalisti e le colline di Vico Equense è scandito da aneddoti di straordinaria e sorridente normalità.

 

Come quando, durante il giro di affissioni a Moiano nella pasticceria-gelateria di Antonino Massa (storico pioniere dell'atletica leggera), Giancarlo si trovò ad assaggiare con divertito stupore il gusto "Puffo", novità assoluta di quegli anni. O come la celebre e rocambolesca spedizione del Ficus, un regalo di nozze destinato alla nuova casa collinare di Celentano. La pianta, alta e rigogliosa, venne caricata sulla Mehari scoperto: Giancarlo al volante e Umberto in piedi a sorreggere la chioma tra i tornanti di via Raffaele Bosco, scatenando l'ilarità dei passanti. "Sembriamo i protagonisti di un film di Tarzan", scherzavano i due. Quell'aneddoto, raccontato anni dopo alla preside Nora Rizzi della scuola media "Filippo Caulino" di Moiano, si è trasformato in un monumento vivente. Una talea di quel Ficus venne infatti piantata nel cortile dell'istituto alla presenza di Paolo Siani. E oggi, come confermato dall'attuale dirigente Alberta Maresca, il "Ficus di Giancarlo" è ancora lì, rigoglioso, a testimoniare che le radici della memoria non si seccano. C'è infine un episodio che fotografa meglio di qualunque discorso retorico la caratura morale di Siani. Nell'estate del 1985, a Vico Equense, l'edificazione di un fabbricato in via Nicotera portò al rinvenimento di importanti reperti archeologici greci ed etruschi. Celentano, che da tempo seguiva gli scavi della necropoli preromana, era fuori città quando la Soprintendenza emise un nuovo comunicato. Per evitare che il giornale subisse un "buco" di notizie rispetto alla concorrenza, la redazione chiese a Siani di coprire l'evento. Giancarlo lo fece rielaborando il comunicato e rileggendo i vecchi articoli dell'amico vicano. La sera stessa, chiamò Celentano a casa per avvisarlo del pezzo in uscita, aggiungendo una frase che oggi suona come una straordinaria rarità deontologica: "Ho ritenuto giusto non inserire la mia firma per rispetto nei tuoi confronti". Un'eleganza professionale e umana che Celentano porta ancora nel cuore. Il ricordo di quella Mehari che si arrampica verso le colline di Vico resta l'immagine più nitida di un giornalismo fatto di passione, rispetto e pulizia morale.

Nessun commento: