domenica 20 settembre 2026

Il partenariato pubblico-privato alla prova del Sud: il caso emblematico di Vico Equense

Vico Equense - C’è un’ombra che da troppo tempo si allunga sullo sviluppo del Mezzogiorno, ed è quella dell’immobilismo protetto dal pregiudizio. Il dibattito che accende Vico Equense attorno al progetto di finanza da quasi 14 milioni di euro per Marina di Aequa e Tordigliano è, in questo senso, un caso di scuola. Da un lato una cordata di imprenditori locali disposta ad assumersi l'intero rischio operativo per mettere in sicurezza e rilanciare il litorale; dall'altro la solita levata di scudi di comitati e minoranze che evocano lo spettro della "privatizzazione" e della svendita del patrimonio pubblico. Sgombriamo subito il campo dalle formule di rito: la vigilanza dei cittadini sui beni comuni è legittima, persino doverosa. Ma quando il controllo si trasforma in ostruzionismo ideologico, il rischio è quello di condannare il territorio alla paralisi e al degrado. Di fronte a coste fragili, esposte a mareggiate invernali sempre più distruttive e a costoni rocciosi che necessitano di interventi urgenti, non si può sempre e soltanto dire di no a tutto. I numeri e i fatti dicono altro rispetto alla narrazione della "spiaggia scippata al popolo". La titolarità delle aree resta saldamente pubblica, non si prevede un solo metro quadro in più di concessione privata rispetto a oggi e, al contrario, si creano nuove aree attrezzate a uso totalmente libero e gratuito. Soprattutto, si programmano opere strutturali – come il livellamento dei fondali, lo scalo di alaggio per i pescatori, servizi igienici e difese costiere – che le asfittiche casse di un Comune non potrebbero mai permettersi da sole. Il Partenariato Pubblico-Privato nasce esattamente per questo: unire la forza economica del privato all'interesse della collettività. Una visione strategica non più negoziabile per il futuro del Mezzogiorno, come ha ricordato di recente proprio a Vico Equense il sindaco di Napoli e presidente dell'Anci, Gaetano Manfredi. Durante un convegno nazionale dedicato alla finanza di progetto, Manfredi ha espresso una linea di assoluto pragmatismo: senza le risorse, le idee e i progetti dei privati, la pubblica amministrazione non sarebbe in grado di realizzare infrastrutture chiave come impianti sportivi, porti turistici o supporti al commercio.

 

Un avvertimento istituzionale che calza a pennello sulla vicenda costiera: i fondi del PNRR non bastano a coprire ogni emergenza territoriale e il contributo privato diventa il "ponte" indispensabile per la manutenzione e la sicurezza delle nostre coste. In questo specifico caso, poi, l'operazione ha una garanzia ulteriore: chi investe sono imprese del posto, radicate nel tessuto sociale ed economico di Marina di Aequa da generazioni. Non sono speculatori stranieri a caccia di flussi finanziari, ma attori locali che "ci mettono la faccia" davanti ai propri concittadini e che hanno tutto l'interesse a preservare la bellezza e la sicurezza del borgo in cui vivono e lavorano. Accettare il confronto tecnico – come i promotori stanno facendo da quattro anni nei tavoli istituzionali – è un segno di maturità; arroccarsi dietro slogan da piazza o post sui social è invece il sintomo di una politica della paura che blocca il futuro. Il progetto preliminare non è un dogma e la Conferenza dei Servizi servirà proprio a limare, migliorare e mitigare gli impatti ambientali sulla foce del Rivo d'Arco o a Tordigliano. Ma la base di partenza deve essere il fare, non il veto. Il Sud Italia, nel delicato scenario economico attuale, ha un disperato bisogno di capitali, coraggio e infrastrutture. Continuare a sventolare il vessillo del "no" a ogni proposta di sviluppo significa scegliere la via del declino assistito. Vico Equense ha l'opportunità di dimostrare che un modello diverso è possibile: un modello in cui l'impresa privata protegge e valorizza il bene pubblico, anziché minacciarlo. Per il bene della comunità, ci si auspica che vinca il pragmatismo e non il pregiudizio.

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