lunedì 14 settembre 2026

Cuomo "Pizza a Vico alla prova del nove"

di Antonino Siniscalchi - Il Mattino 

Vico Equense - Michele Cuomo, lei è in prima linea con Margherita Aiello fin dalla prima edizione. Quando è nata "Pizza a Vico" nel 2016, immaginavate che sarebbe arrivata fino a Times Square? «Assolutamente no. Quando siamo partiti era un'idea semplice: noi pizzaioli che scendevamo in strada per raccontare la nostra storia attraverso un forno. Non potevamo immaginare di arrivare sui ledwall di Times Square, alle esperienze internazionali di Boston e Las Vegas, o di ricevere dal ministro Lollobrigida lo scudetto del Made in Italy. Sono soddisfazioni immense. Ma, per quanto mi riguarda, la vera anima di Pizza a Vico è rimasta quella di allora: i pizzaioli.» Quindi il successo internazionale non ha cambiato l'identità della manifestazione? «Non deve cambiarla. Può ampliarne l'orizzonte, ma non modificarne le radici. Il claim di quest'anno, “Un sapore senza confini”, nasce proprio da questa idea: la Pizza di Vico parte dalla nostra comunità e vuole parlare a tutti, anche oltre i confini nazionali. Guardare lontano è importante, ma bisogna sapere sempre da dove si è partiti.» Qual è oggi la forza di "Pizza a Vico"? «La squadra. Non la singola pizzeria, non il singolo pizzaiolo, non la singola ricetta. La vera forza è vedere un territorio che si muove insieme. Quest'anno avremo una trentina di pizzerie e circa cento maestri pizzaioli impegnati fianco a fianco. È questo che rende particolare la manifestazione.» Cosa troveranno i visitatori nei tre giorni dell'evento? «Ogni pizzeria proporrà Margherita, Marinara e una Pizza Speciale. Saranno circa novanta ricette, alle quali si aggiungerà un forno interamente dedicato alle preparazioni senza glutine e numerose proposte senza lattosio. Ma la pizza sarà soltanto il punto di partenza. Vogliamo raccontare anche i prodotti, i produttori, i consorzi, le tradizioni e le persone che compongono la nostra filiera.»

 

Quanto conta il riconoscimento della De. Co. (Denominazione Comunale) "Pizza di Vico"? «Conta perché mette nero su bianco il legame tra un prodotto e la comunità che lo ha fatto nascere e crescere. La De. Co. rappresenta un riconoscimento dell'identità. Attorno alla Pizza di Vico ruota un patrimonio fatto di prodotti e competenze: dalla De. Co. sull'Arte Casearia di Vico al Consorzio del Provolone del Monaco DOP, dagli oli alle altre eccellenze del territorio. È una rete che dobbiamo valorizzare senza snaturarla.» Quest'anno arriva anche una novità: il voto del pubblico. Perché avete scelto di coinvolgere direttamente gli spettatori? «Perché chi viene a Pizza a Vico non deve essere soltanto un consumatore. Deve sentirsi parte della manifestazione. Per la prima volta si potrà votare la pizza preferita attraverso un QR code presente sul biglietto. È un modo semplice per rendere ancora più partecipata la festa.» La solidarietà rimane una parte integrante dell'identità della manifestazione? «Sì. Una festa popolare acquista un significato diverso quando riesce a restituire qualcosa al territorio. Non vogliamo limitarci a organizzare tre giorni di gastronomia e spettacolo, ma vogliamo dare un supporto concreto alla nostra comunità.»

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