Vico Equense - Il dibattito sul project financing destinato a ridisegnare e mettere in sicurezza il litorale di Marina d’Aequa e Tordigliano continua a infiammare gli animi. L’ultimo capitolo di questa saga solleva, però, un interrogativo di pura logica politica e comunicativa: che senso ha convocare un nuovo tavolo di confronto se una delle parti ha già emesso una sentenza di condanna inappellabile e preventiva? La riflessione sorge spontanea all’indomani dell’incontro pubblico tenutosi nella sala delle Colonne della Santissima Trinità e Paradiso. In quell’occasione il proponente del progetto, l'imprenditore Antonio Savarese, aveva teso una mano chiara al territorio, spiegando le ragioni di un investimento interamente privato volto a migliorare e rilanciare due aree strategiche della costiera, strappandole all'incuria e al rischio idrogeologico. Un intervento, quello di Savarese, che intendeva smontare i tecnicismi e mostrare i benefici tangibili per la comunità. Eppure, la reazione di sigle e comitati – a partire da quelli storicamente schierati sul fronte della "tutela dei diritti dei cittadini" – è stata la solita barriera di cemento armato ideologico. Per l'opposizione e i movimenti del "no", il verdetto era già scritto prima ancora che i rendering venissero mostrati: il partenariato pubblico-privato viene liquidato a prescindere come un "favore ai privati a discapito della collettività". Di qui il paradosso. Nelle ultime ore si fa strada la richiesta, proprio da parte delle stesse frange critiche, di imbastire un nuovo incontro pubblico.
Un'istanza che, se letta con occhio giornalistico e disincantato, appare quantomeno contraddittoria. Chi organizza questo nuovo appuntamento, infatti, è lo stesso soggetto che nei giorni scorsi si era pubblicamente lamentato per non essere stato invitato all’incontro alla Santissima Trinità. La beffa è che l'evento in preparazione si preannuncia, a parti invertite, totalmente a senso unico: al tavolo non sono stati nemmeno invitati i tecnici del proponente del progetto. Che utilità ha richiamare attorno a un tavolo sempre e solo i soliti tecnici già schierati per il "no", escludendo deliberatamente la controparte, se il dialogo non è finalizzato a emendare, migliorare o comprendere la proposta, ma solo a fare da cassa di risonanza per una protesta preconcetta? Qual è il reale obiettivo di un ulteriore confronto se la posizione di partenza è un dogma immutabile e se si applica lo stesso metodo di esclusione tanto criticato in precedenza? Il rischio concreto è che la democrazia partecipativa, da straordinario strumento di cittadinanza attiva, si trasformi nell'ennesimo palcoscenico per il populismo del "no a tutto". Quando il pregiudizio supera la volontà di analizzare il merito – che in questo caso parla di riqualificazione e sicurezza di tratti costieri fragili – ogni assemblea smette di essere un luogo di dibattito e diventa un tribunale speciale. Vico Equense merita un confronto serio sul proprio sviluppo economico e turistico; ma per farlo servono interlocutori disposti ad ascoltare, non solo a gridare.

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