mercoledì 16 settembre 2026

Sanità a due velocità: se Avellino festeggia, Vico Equense resta a guardare

Vico Equense - Mentre i vertici regionali e le istituzioni tagliano i nastri davanti ai flash dei fotografi, celebrando il potenziamento della rete d'emergenza, c’è una parte della Campania che si scopre sempre più isolata e vulnerabile. Il recente e sfarzoso annuncio del nuovo Pronto Soccorso dell’ospedale Moscati di Avellino – accompagnato dalle solite promesse sul "rafforzamento delle strutture sul territorio" – suona come una beffa per i cittadini della Penisola Sorrentina. Da anni, infatti, il Pronto Soccorso dell'ospedale "De Luca e Rossano" di Vico Equense resta sbarrato, vittima di promesse disattese e di una cronica carenza di personale. La narrazione istituzionale spinge verso la centralizzazione dei servizi nei grandi ospedali, dimenticando che la salute dei cittadini dipende innanzitutto dalla tempestività dei soccorsi. Ad Avellino si potenzia l'esistente, ma in Penisola Sorrentina un intero bacino d'utenza si ritrova privato del suo presidio di frontiera. Per chi abita a Vico Equense o nei comuni limitrofi, un'emergenza medica si trasforma in un viaggio della speranza verso il già congestionato ospedale di Castellammare di Stabia, dovendo fare i conti con il traffico paralizzante della Statale Sorrentina. Davanti a questo scenario, è impossibile non chiamare in causa le precise responsabilità politiche di chi amministra e governa la sanità campana. Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, forze trainanti della coalizione di governo in Regione, non possono continuare a trincerarsi dietro la burocrazia delle ASL o le pur reali carenze di personale. Se da un lato i vertici di queste forze politiche presenziano ai tagli del nastro ed enfatizzano la svolta progressista delle macro-strutture regionali, dall'altro avallano colpevolmente lo smantellamento silenzioso della sanità di prossimità. Anni di proteste senza risultati impongono oggi una riflessione amara ma necessaria. Manifestazioni, sit-in e raccolte firme si sono sistematicamente infranti contro l'indifferenza istituzionale.

 

Questa totale assenza di risposte dimostra che i canali di dialogo tradizionali sono stati ignorati e che la politica ha, di fatto, anestetizzato il dissenso. Dem e pentastellati hanno l'obbligo politico e morale di dare risposte concrete alla Penisola Sorrentina: la tutela della salute non si fa con i comunicati di circostanza nei capoluoghi, ma con una programmazione territoriale che eviti di trasformare la costiera in un deserto assistenziale. Fingere che il problema non esista, mentre si governano le leve della sanità campana, è un'omissione che i cittadini non perdoneranno alle prossime scadenze elettorali. In medicina d'urgenza, i primi minuti sono decisivi. Spostare il baricentro dei soccorsi a chilometri di distanza significa, nei fatti, creare cittadini di serie A e cittadini di serie B in base al codice postale. La chiusura del Pronto Soccorso di Vico Equense non è solo un disagio logistico, ma rappresenta una rinuncia strutturale al diritto alla salute per i residenti e per le migliaia di turisti che affollano la costa durante l'anno. Le inaugurazioni in pompa magna servono a muovere il consenso politico, ma la qualità della sanità pubblica si misura sui servizi essenziali che restano aperti, non su quelli che si aprono altrove. Finché il presidio di Vico Equense rimarrà chiuso, le dichiarazioni sul "potenziamento della rete d'emergenza" risulteranno parziali e profondamente ingiuste. I cittadini non chiedono miracoli, chiedono solo che un'ambulanza non debba intraprendere una corsa contro il tempo nel traffico perché la politica ha deciso di spegnere i riflettori sulla Penisola Sorrentina. 

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