Positano - «Sono andati in fiamme alberi secolari, quindi temo un dissesto idrogeologico importante di cui avremo contezza solo in futuro». Pensa a quello che accadrà con le prime piogge la sindaca di Positano, Gabriella Guida, commentando il devastante rogo che dalla scorsa notte ha devastato i boschi di Tordigliano, al confine tra la Costiera Amalfitana e la Penisola Sorrentina. Un danno ambientale su cui la prima cittadina non ha dubbi: «L’ipotesi è che si tratti di un incendio di natura dolosa». Da cosa lo deduce? «Il fatto che fossero stati appiccati incendi in più punti già faceva pensare a una strana coincidenza. Su questo mi sono confrontata anche con la Protezione Civile. E poi le evoluzioni col fronte di Vico Equense, Agerola, Amalfi, Positano. Tutto contemporaneamente con il vento che ha alimentato in maniera preoccupante». Domenica, dopo il rogo di Laurito, tutti pensavano che l’incubo fosse finito e invece ci risiamo: la Costiera continua a bruciare… «Il sospetto c’era che andassero avanti. E con esso il timore di un disegno». Com’è la situazione a Positano? «È ancora critica perché i mezzi durante tutta la mattinata non hanno lavorato sul fronte della costa perché all’interno c’era pericolo per alcune abitazioni. Dal pomeriggio si sono spostati lungo il lato che si affaccia verso il mare dove il fuoco ha raggiunto buona parte della strada statale ed è sceso anche verso Positano».
Quindi a rischio ora c’è anche l’abitato delle frazioni alte? «Le fiamme si sono sviluppate prima di Montepertuso, nella zona di Capo d’Acqua. Precisamente tra Positano e Santa Maria del Castello e alle spalle. Il fronte più preoccupante, per quanto ci riguarda, è quello che va Positano verso Vico Equense. Intanto la strada è chiusa per garantire in sicurezza le operazioni di spegnimento. Il problema è il danno ambientale. E poi il forte vento che ha creato non pochi disagi per le attività di spegnimento oltre al fatto di aver alimentato ancora di più le fiamme». Danno ambientale, ma anche economico e d’immagine per Positano e la Costiera? «Al momento non possiamo fare una stima dei danni che saranno soprattutto considerati nel lungo termine. Certo, il danno d’immagine ha una sua importanza perché le persone si sono spaventate e questo non è esattamente lo stato d’animo col quale affrontare le vacanze». Si invocano da più parti maggiori controlli e l’installazione di occhi elettronici, è possibile garantire una sicurezza anche nelle montagne? «Sono dell’opinione che i cittadini sono i primi custodi quindi occorre fare un buon lavoro di sensibilizzazione e poi usare anche degli strumenti di monitoraggio. Guardando quello che è accaduto in questi giorni e più ancora le dinamiche però penso che difficilmente si sarebbe potuto evitare». Un appello va fatto: chi sa, parli. «Sicuramente. Bisogna essere tutti molto collaborativi per dire ciò che si sa. Noi come istituzioni dobbiamo individuare tra le priorità le politiche di tutela del territorio e cercare di fare tutti la propria parte». In che modo? «Abbiamo una grande porzione di territorio di montagna e abbiamo il dovere di tenerlo pulito e sorvegliato per renderlo vivo e vivibile perché a quel punto è naturalmente più protetto». Quanto incide su questo fenomeno il non avere più la competenza di una Comunità Montana sui territori che si affacciano sul mare? «I perimetri delle comunità montane vanno rivisti perché per la Costiera è stato un ente che ha sempre avuto delle azioni programmate. Il caso di Positano poi è emblematico: siamo una montagna che finisce a mare e buona parte del nostro territorio è montagna».

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