Vico Equense - La gestione della sanità in Campania guidata dal presidente Roberto Fico continua a mostrare crepe profonde, scivolando in una preoccupante paralisi amministrativa. Nonostante le roboanti promesse sul superamento della stagione precedente, la realtà dei territori racconta una storia ben diversa: quella di un servizio pubblico essenziale ridotto all'osso, dove i cittadini pagano il prezzo più alto di una programmazione regionale che stenta a decollare. Mentre a livello regionale la sanità campana affronta crisi sistemiche drammatiche — come lo scontro sui budget con la sanità privata accreditata che ha portato al blocco dei ricoveri programmati — i territori periferici e costieri rimangono intrappolati in un limbo inaccettabile. Il caso del Pronto Soccorso di Vico Equense, chiuso ormai da tempo, è l'emblema di questa inazione. L'ultimo tavolo tecnico con l'Asl Napoli 3 Sud ha certificato lo stallo istituzionale. Nessuna novità, nessun cronoprogramma, nessuna certezza. Una situazione che ha spinto il sindaco di Vico Equense, Giuseppe Aiello, a rompere gli indugi con un attacco diretto e durissimo alla governance regionale: «Purtroppo non emerge, rispetto a quanto già noto e condiviso da tempo, nessuna novità sostanziale. Occorre che il presidente Fico e la sua giunta assumano una posizione chiara ed inseriscano la riapertura del presidio nella programmazione sanitaria regionale».
Le parole del primo cittadino sollevano un velo di ipocrisia: il diritto alla salute dei residenti della penisola sorrentina e dei tantissimi turisti che affollano la costa non può essere gestito con la tattica del rinvio continuo. Dov'è finita la svolta promessa da Palazzo Santa Lucia? Ad oggi, la decisione politica di inserire la riattivazione del presidio nei piani ufficiali della Regione semplicemente non è ancora arrivata. La critica all'operato di Fico non si limita alla penisola sorrentina. La decisione del governatore di trattenere per sé la delega alla Sanità — annunciando che un assessore dedicato si vedrà soltanto tra molti mesi — appare sempre più come un azzardo politico. Gestire una macchina complessa come quella sanitaria campana richiede una presenza e una focalizzazione h24, doti che mal si conciliano con l'accumulo di incarichi in capo alla presidenza. Le riforme finora sbandierate come "rivoluzionarie", a partire dai severi ultimatum imposti ai direttori generali delle ASL per il raggiungimento degli obiettivi, rischiano di rivelarsi mere operazioni di facciata se non supportate da risorse reali e da una chiara volontà politica. A cosa serve minacciare la revoca dei manager se poi la Regione non fornisce gli strumenti e i decreti necessari per riaprire i presidi di emergenza sul territorio? La risposta della Campania all'uscita dal Piano di rientro doveva essere il rilancio dei servizi di prossimità. Invece, l'assenza di impegni scritti e vincolanti per strutture come l'ospedale De Luca e Rossano di Vico Equense dimostra che le priorità della giunta regionale sono slegate dalle necessità reali dei cittadini. Il tempo della tolleranza e dell'attesa è scaduto: la giunta Fico deve uscire dalle stanze napoletane e dare risposte concrete a chi, in periferia, rischia la vita per la mancanza di un presidio di primo intervento.

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