domenica 27 settembre 2026

L'inferno di fango a Castellammare: via Acton travolta dai detriti del Faito. Quando la crisi climatica colpisce un territorio fragile

Castellammare di Stabia - Il giorno dopo la tempesta, a Castellammare resta la melma. Ma insieme al fango, a galleggiare sono la rabbia e la consapevolezza di una fragilità ambientale non più sostenibile. Il violento nubifragio che ha scaricato oltre 70 millimetri di pioggia in pochissime ore ha aperto una ferita profonda, dimostrando come il dissesto idrogeologico e i cambiamenti climatici non siano concetti astratti, ma minacce concrete per la vita quotidiana. La viabilità è paralizzata. Qualche automobilista tenta di sfidare la sorte arrivando fino alla "curva maledetta", prima di scivolare nel fango profondo e arrendersi, costretto a fare inversione di marcia. Dalle parole dei residenti emerge un grido d'aiuto che è anche una denuncia: «Siamo soli, senza mezzi di supporto e senza notizie sulla riapertura della strada». Il punto critico è via Acton, l'arteria che dall’Acqua della Madonna conduce a Pozzano. Oggi si presenta come un'impressionante autostrada di legna, fango e arredi strappati via dalla furia cieca dell'acqua. Il blocco totale dura da venerdì mattina, da quando il rivo che scende dal Monte Faito è letteralmente esploso. Le vasche di contenimento, progettate per mitigare il rischio, non hanno retto l'onda d'urto di una pioggia tropicale concentrata in appena 120 minuti. Solo per un caso fortuito non si registrano feriti, ma i danni sono incalcolabili. Tra le macerie c'è Luigi, titolare del ristorante travolto dalla cascata di fango: ha le mani sporche di terra e lo sguardo stanco mentre, insieme ai suoi collaboratori, fa la conta dei danni. Il disastro di via Acton è il sintomo di un malessere più grande che lega la costa alle vette dei Monti Lattari. Gli esperti ambientali lo ripetono da tempo: quando i fenomeni meteo estremi – sempre più frequenti a causa del riscaldamento globale – colpiscono una montagna ferita da incendi estivi, abusivismo edilizio e mancata manutenzione dei boschi, il terreno perde la sua capacità di spugna. Senza alberi e con canali di scolo ostruiti, l'acqua piovana si trasforma in una valanga di fango e detriti che si riversa a valle a velocità distruttiva.

 

Il fango arrivato dal Faito ha superato la strada ed è finito dritto nel porto antico, trasformando lo specchio di mare in un pantano marrone. Questo fotografo un ecosistema costiero e montano interconnesso, dove l'incuria di sopra si paga a caro prezzo di sotto. I soccorsi lavorano senza sosta da ore per restituire una parvenza di normalità alla Statale Sorrentina. Un piccolo passo avanti è stato registrato con la liberazione e la riapertura del tunnel che era rimasto bloccato, alleggerendo parzialmente l'isolamento della tratta. Tuttavia, pulire le strade non basta più. La popolazione e le associazioni ambientaliste ora chiedono interventi strutturali di messa in sicurezza del versante e rinaturalizzazione della montagna, per evitare che la prossima pioggia si trasformi nell'ennesimo disastro annunciato.

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