Napoli - Una torta caprese, cartelloni colorati, un brindisi e lo slogan che da quindici anni unisce la società civile: «Non muore mai chi lotta per la verità». Così Napoli ha voluto celebrare il 67° compleanno di Giancarlo Siani, il giornalista precario de Il Mattino ucciso dalla camorra il 23 settembre 1985 a soli 26 anni. La commemorazione, diventata una vera e propria festa della legalità, si è svolta davanti all’ingresso della Torre Francesco, storica sede del quotidiano per cui Giancarlo lavorava con passione e coraggio. All'evento hanno preso parte i ragazzi di Radio Siani, di Libera e dell'associazione Contro la camorra, oltre a numerose autorità tra cui il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli, il deputato Francesco Emilio Borrelli e don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Polis. A scuotere le coscienze dei presenti sono state le parole dei partecipanti al contest giornalistico «Giancarlo scriverebbe di...», nato proprio per immaginare quali inchieste firmerebbe Siani se fosse ancora in vita. Toccante la lettera di Greta, una bambina di appena 11 anni di Giugliano, che ha descritto la sua terra natale non solo come il regno della mela annurca, ma anche come «terra di roghi e camorra». Nel suo testo, la piccola ha gridato il suo "no" contro le nubi tossiche e le tragedie ecologiche che colpiscono il suo quartiere, dimostrando come lo spirito d'inchiesta di Siani sia vivo anche nelle nuovissime generazioni.
Un altro partecipante, Emilio Vittozzi, ha invece ricordato nel suo elaborato le giovani vittime innocenti della criminalità campana, come Santo Romano e Francesco Pio Maimone, ucciso quest'ultimo per una scarpa pestata per errore. L'iniziativa ha voluto scardinare la retorica della sola memoria legata al sangue. «L'Antimafia si è sempre e solo concentrata sul giorno dell'omicidio», ha spiegato Giuseppe Ruocco di Contro la camorra. «Festeggiare il compleanno di Giancarlo significa dire che è ancora vivo, che batte ancora le sue dita su quella macchina da scrivere e schiaccia il pedale della sua Mehari per scovare notizie e restituirle alla collettività». Il concorso giornalistico, come evidenziato da Giuseppe Scognamiglio di Radio Siani, rappresenta una provocazione necessaria: dare a tutti la possibilità di raccontare la verità e i fatti dove l'informazione ufficiale fatica ad arrivare. Un impegno e una perseveranza che, a distanza di 41 anni da quel tragico agguato al Vomero, dimostrano che la lezione del "giornalista abusivo" non è andata perduta.

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